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QUESTO SITO STA CON IL PAPA

Online da lunedì 29 ottobre 2007 - Visualizzazioni totali

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martedì 5 febbraio 2008

La processione della Croce nelle vecchie foto di Franco Stanzione - 1975

A pochissime ore dall' inizio della Quaresima, mi pare opportuno pubblicare un post avente come argomento la processione della Croce, a cura dell' Arciconfraternita della Morte, che ancora una volta, secondo tradizione, percorrerà dopo la mezzanotte tra il martedì di carnevale ed il mercoledì delle Ceneri le vie di Molfetta.
Riporto il testo di quanto da me scritto e pubblicato per il blog "Lo Sdanghiere" (http://losdanghiere.blogspot.com), su invito dell' amico Luca Catucci di Taranto, ed alcune vecchie foto da me scattate nell' ormai lontano 1975, quando haimè avevo soltanto 19 anni.

IL RITO DELLA CROCE

Tutto inizia nella mezzanotte esatta tra l’ ultimo giorno di Carnevale (martedì) ed il primo di Quaresima, il mercoledì delle Ceneri, quando dal Purgatorio esce la processione della Croce, mentre il campanone della Cattedrale scandisce trentatrè lenti rintocchi, accompagnato dalle campane delle altre chiese della città; infatti una grande Croce, quella che poi aprirà i sacri cortei della Addolorata e della Pietà, sorretta da un confratello della Morte incappucciato, con a lato altri due che reggono ognuno un fanale, ne percorre lo stesso itinerario per terminare al Calvario. Da qui, dopo una breve omelia seguita dalla benedizione impartita dal Padre Spirituale, si ritorna al Purgatorio. Per tutta la sua durata la processione, così come quelle pasquali, viene aperta da un quartetto di musicanti che esegue una antica melodia orientaleggiante in cui il rullo del tamburo, accompagnato dal colpo ritmico della grancassa, fa da accompagnamento al flauto; alla fine di questo motivo, vi sono gli squilli di una tromba.

La Croce, come si vede in questa foto, è stata già preparata per l' uscita dal vecchio sacrestano Berardino Claudio, detto "Vardino", figura storica e mitica della Chiesa del Purgatorio.
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All' uscita la Croce sosta sul sagrato del Purgatorio per tutto il tempo che il campanone della Cattedrale scandisce 33 rintocchi.
Questa foto è da considerarsi "storica" in quanto vediamo la Croce sorretta da un ragazzino diciassettenne che sarebbe poi diventato Mons. Luigi De Palma, mentre i fanali sono portati dal prof. Michele Sallustio, che attualmente è cantore, nel ruolo di tenore, del Settenario all' Addolorata, ed il dott. Vito Mastrorilli, farmacista.
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Terminati i 33 rintocchi, la bassa banda inizia ad intonare la melodiosa musica che termina con degli squilli di tromba, il tradizionale e cosiddetto a Molfetta "Ti - Te".
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La processione, dopo aver percorso il tradizionale itinerario ...





... si conclude sui gradini del Calvario, dove il Padre Spirituale dell' Arciconfraternita della Morte, dopo una breve omelia, impartisce la benedizione.


Dopo la benedizione, la Croce fa rientro nella Chiesa del Purgatorio: è finalmente Quaresima !!!



* Testo e foto di Franco Stanzione.

domenica 3 febbraio 2008

Le "Dolorose" di Màlaga (Spagna) - 1^ parte

Se è vero che sono un grande estimatore delle processioni della Settimana Santa di Siviglia, è altrettanto vero che non disdegno quelle di qualsiasi altra località della Andalucia.
Una delle città che comunque prediligo è Màlaga, probabilmente perchè, diversamente da Siviglia, dove i portatori dei "Pasos" (Costaleros) non si vedono, in questa città vanno grosso modo come a Ruvo, in Puglia, cioè sotto delle lunghissime "stanghe".
Ma ciò che di Màlaga ancor più mi colpisce è la bellezza dei volti delle tantissime "Dolorose" che vengono portate in processione dal Viernes de los Dolores al Sabado Santo.
A partire da questo post, proporrò durante la Quaresima, i volti di ognuna di esse. Possano, questi bellissimi volti "malaguegni" della Signora dei Dolori, rimanerci impressi negli occhi per farci ancor meglio godere i bellissimi giorni che ci attendono fino a Pasqua.
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N. tra S. ra de la Amargura

N. tra S. ra de l' Amor

N. tra S. ra de l' Amor Doloroso
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N. tra S. ra de las Angustias

N. tra S. ra de las Angustias de San Agustin

N. tra S. ra de l' Auxilio

N. tra S. ra de la Candelaria

N. tra S. ra de la Caridad

N. tra S. ra de la Concepcion

N. tra S. ra de la Consolacìon y Lagrimas

N. tra S. ra de los Dolores y Amor

N. tra S. ra de los Dolores del Puente
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* Testo di Franco Stanzione.

sabato 2 febbraio 2008

Associazione Culturale Musicale S. Cecilia

LA BANDA DELLA "S. CECILIA"
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La Banda della Associazione Culturale Musicale "S. Cecilia" della Città di Molfetta, è il complesso bandistico che accompagna le processioni della Settimana Santa a Molfetta.
Ho voluto dedicarle questo post, dopo aver riascoltato alcune vecchie cassette musicali con la incisione delle marce funebri eseguite dalla Banda che seguiva le nostre processioni fino ad una quindicina di anni or sono, o poco più.
Ebbene, la differenza delle esecuzioni tra quella banda e questa è abissale, e per questo mi è venuta voglia di tributare il mio personale omaggio di estimatore delle Marce Funebri Molfettesi ad un complesso musicale che ha letteralmente salvato il nostro inestimabile patrimonio musicale dalla perdita dei suoi connotati originari.
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Uscita dell' Addolorata 2005
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Uscita della Pietà 2005
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Già nel 1999 la "S. Cecilia ha prodotto un pregevole CD musicale con sei Marce Funebri.
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E nel 2005 ancora un altro con 5 Marce Funebri.


Grazie ancora a questa Banda che con tanto trasporto e passione, ci fa godere annualmente dell' ascolto delle nostre belle e care Marce Funebri Molfettesi.
Ed ancora voglio ringraziare tutti i suoi componenti per il massacro a cui li sottopongo, specialmente alle ritirate dell' Addolorata e della Pietà chiedendo loro di suonare di continuo: richiesta puntualmente accolta, anche perchè, come si può ben vedere dalle foto che seguono, tra il Priore della Morte ed i componenti della Banda c' è una grande amicizia.
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Sabato Santo 2004


Addolorata 2006

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Sabato Santo 2006



Sabato Santo 2007



* Testo di Franco Stanzione.
* Foto dell' Archivio personale di Franco Stanzione.

venerdì 1 febbraio 2008

Venerdì Santo nella provincia di Foggia

In provincia di Foggia, nella giornata del Venerdì Santo, in ogni città o paese si svolgono Riti e Processioni per commemorare la Passione e Morte di Gesù Cristo.
Pertanto in questo post voglio proporre quanto avviene in alcune località che mi sono sembrate particolarmente interessanti soprattutto per la singolarità di quello che vi si svolge.


CERIGNOLA



Al mattino del Venerdì Santo vi è la processione dei Misteri che parte dalla chiesa dell'Addolorata; il pomeriggio esce la processione della Desolata dalla chiesa di Sant'Agostino e la sera in particolare si celebra la Processione del Cristo Morto (anche detta del Cristo Rosso) che parte dalla chiesa del Purgatorio. Ogni Confraternita durante la processione porta in giro i gruppi sacri rappresentanti la Passione di Cristo, preceduti da un Cristo Rosso (da qui l'altro nome del rito), ovvero un confratello vestito di rosso con cingolo di corda e croce sulle spalle. La persona che solitamente impersona Cristo è un emigrante, coperto da un cappuccio rosso e la cui identità è ignota anche dopo la sua partenza.





TROIA


La processione delle “Catene”, istituita con molta probabilità dal Vescovo E. G. Cavalieri dopo un tragico evento del 1702, che scosse la sopita fede degli abitanti di Troia, parte dalla Chiesa di San Basilio Magno, in occasione del Venerdì Santo, snodandosi lungo le vie del centro storico per visitare i “Sepolcri” nelle diverse chiese. I cinque penitenti, vestiti e incappucciati con saio bianco, portano una pesante croce sulle spalle; annunciano il loro arrivo col sinistro rumore delle catene legate ai piedi nudi, rompendo il silenzio e la profonda mestizia lungo il percorso penitenziale. Di grande suggestione.
Per antica tradizione i penitenti non possono sospendere nè interrompere la pratica prima di cinque ani, in onore alle cinque piaghe di Gesù Cristo.

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http://www.circolofilnumdauno.it/rititroia.html



VICO DEL GARGANO



Tra i riti della Settimana Santa, quelli che si svolgono a Vico del Gargano si distinguono per l’aspetto stranamente ludico e festoso rappresentato dalla Messa Pazza. All’alba del Venerdì Santo, partono le processioni dei Sepolcri, ognuna con la propria statua dell’Addolorata seguita da un fitto corteo di donne vestite a lutto che intonano il Miserere. Ogni volta che le processioni si incrociano, il canto diventa più forte quasi a volere, gli uni, sopraffare gli altri. Al termine della processione si celebra la Santa Messa ed è durante la liturgia che tutti i devoti iniziano un rituale di apparente profanazione, i più giovani agitano le troccole producendo un rumore infernale con urla e canti a squarciagola. Il rito si conclude sull’altura del Calvario delle Cinque Croci dove avviene l’incontro tra l’Addolorata e il Cristo. Una voce nel silenzio grida “Viva la Croce” e da il via ad una serie di canti che si sovrappongono fastidiosamente. Il caos che si genera rappresenta lo sconvolgimento che la morte di Cristo porterà sulla terra.

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SAN MARCO IN LAMIS


A San Marco in Lamis è la processione delle fracchie quella che caratterizza la intera Settimana Santa. In quale altro paese del mondo per mostrare la propria riconoscenza al Signore si ardono e vengono portati in processione dei legni? Forse anche altrove, ma soprattutto a San Marco in Lamis. Le fracchie sono grandi torce costituite da un tronco d'albero sfrangiato longitudinalmente e riempito da altri rami, sterpi e schegge di legno. I tronchi sono tenuti insieme da due cerchioni di ferro. La fracchia, intrisa di pece e altre sostanze infiammabili, viene trasportata con catene e corde su carretti a due ruote. La parte posteriore è completata da un palo recante alla sommità l'immagine della Madonna Addolorata. Viene accesa la sera del "Venerdì Santo", e portata in giro per le principali strade del paese.

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* Testi tratti dal web e foto del sig. Sirio Taddei di Foggia.


* I Filmati sono tratti da You Tube.

lunedì 28 gennaio 2008

I canti della "Semana Santa" Spagnola: le Saetas

LA SAETA

Si tratta dei cantes tradizionali della Settimana Santa, festa religiosa particolarmente sentita in Andalusia. Moltissimi cantares hanno tratto proprio dal cante por Saetas le proprie competenze in termini di espressività del canto flamenco.

Le Saetas sono quindi dei canti popolari che comunque vengono eseguiti anche nel resto della Spagna, e si propongono di incitare alla devozione ed alla penitenza, in occasione della Via Crucis o come cantico della Passione di Cristo.

Raggiungono la loro massima espressione in occasione delle processioni della Settimana Santa che si svolgono numerosissime in tutta la Spagna; basti pensare che nella sola Siviglia, dalla domenica delle Palme (Domingo de Ramos) al Sabato Santo (Sabado Santo), si svolgono 57 processioni organizzate da altrettante Confraternite (Hermandad).

Di seguito propongo alcuni filmati tratti dal web, in cui si può avere una ampia idea di cosa sono le "Saetas", iniziando proprio da Siviglia, madre patria della Semana Santa Andalusa.

1) SEVILLA

Mi è gradito iniziare da una "Saeta" cantata da un balcone di Siviglia, al passaggio della processione di quella che, tra tutte le "Dolorose Sevillane", è la mia preferita: N.tra S.ra de la Esperanza, detta della Macarena.

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Sempre a Siviglia viene eseguita la seguente "Saeta", al passaggio del Cristo de los Gitanos.

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2) BAILE'N (Jaèn)

I Seguenti filmati si riferiscono a quattro "Saetas" cantate al passaggio delle seguenti processioni:

a) San Juan Evangelista y Marìa St.ma de la Amargura.

b) N.tro Padre Jesùs de la Sentencia.

c) N.tra S.ra de la Pietad.

d) S.mo Cristo de la Expiraciòn.

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3) AVILA

... una "Saeta" al S.mo Cristo de la Salud.



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4) VE'LEZ (Malaga)

Nella ripresa che segue è simpatico vedere, al cospetto del "Paso" del S.nor del Huerto (Gesù nell' orto) un confratello che canta la "Saeta", con in braccio il suo bambino nato da poco e già vestito con l' abito della Confraternita; un po' come succede anche a Molfetta, quando il papà confratello porta al seguito, con orgoglio, il suo bambino, anch' egli con l' abito confraternale, a dimostrazione che "tutto il mondo è paese".

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5) GRANADA

Ancora una "Saeta", questa volta dedicata a N.tra S.ra de la Amargura.

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6) HELLI'N

Hellín è un comune spagnolo di 31.094 abitanti situato nella comunità autonoma di Castiglia-La Mancia.

In questi ultimi due filmati è possibile ascoltare una "Saeta" al passaggio del "Paso" de S.ta Marìa Magdalena ...

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... e al rientro di una processione del Venerdì Santo, costituita dai "Pasos" di S. Juan Evangelista, della Dolorosa e del Santo Entierro (Cristo Morto).


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* Testo di Franco Stanzione.

* Filmati tratti da You Tube.

domenica 27 gennaio 2008

Giovedì Santo a Verbicaro (CS): i Battenti

La notte del Giovedì Santo a Verbicaro (CS) le strade sono animate, la gente del paese ed i pochi turisti che scelgono di passare la notte in bianco camminano nella piazza stingendosi nei loro cappotti. Guardano alternativamente l’orologio al polso e le strade intorno, aspettano di veder comparire i battenti. Non c’è sicurezza sul loro numero nè precisione sull’ora. Al turista che cerca sicurezze e orari viene detto che si batteranno probabilmente verso l’una o le due di notte.
Mentre la piccola folla attende in piazza un altro gruppo di gente si è riunito in una strada secondaria, fuori da una cantina in cui un gruppo di uomini sta mangiando bevendo e scherzando.
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E’ il posto del "primo sangue", dove i battenti cominciano a battersi. Quando arriviamo sono già usciti per andare a prepararsi, il banchetto continua fino ad un segnale che avverte che stanno tornando. Si smontano le tavole, si spostano cibo e vino e, schiacciati alle pareti, si fa spazio ai battenti.L'atmosfera è cambiata. La riunione conviviale si trasforma in un rito. Silenzio, caldo per la gente stipata fino ai limiti della capienza in quella piccola cantina.
I
battenti cominciano a schiaffeggiarsi sulle gambe. Le arrossano per far affluire il sangue, poi cominciano a colpirsi con il "cardillo". Il sangue comincia ad uscire, si avvicina un uomo vestito normalmente (lo riconosco per il sindaco del paese), si porta una bottiglia alle labbra e soffia il vino sulle ferite, dopo di lui altri uomini fanno lo stesso con gli altri battenti.
Quando tutti hanno le gambe coperte di sangue si fanno spazio, escono dalla cantina ed iniziano a correre con le mani incrociate sul petto, forse inconsapevoli di star riproponendo una ritualità la cui prima documentazione, relativa a Verbicaro, risale al 1473.
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Faranno tre giri per il paese fermandosi davanti alle chiese (non possono entrare), alle edicole sacre, davanti a case di amici o parenti. Escono in gruppo ma la loro non è una processione, ognuno ha il suo passo ed anche le strade possono divergere fermo restando i punti fissi delle chiese.
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La gente del paese ed i rari turisti aspettano i battenti in prossimità delle chiese o della fontana in cui da sempre vanno a lavarsi dopo aver compiuto il loro percorso.
Alcuni anni fa questo rito era sul punto dell’estinzione, pochi battenti, poca motivazione, grande ostracismo da parte della chiesa locale che li considerava, a quanto mi è stato detto, un problema di ordine pubblico. Ora le cose sono cambiate e nel 1997, anno a cui si riferiscono le foto, il sentimento che mi è parso aleggiasse intorno a questi uomini era di grande rispetto.

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Circa due ore dopo la conclusione dei tre giri dei battenti il paese torna di nuovo ad animarsi, sono le quattro di mattina quando prende il via una processione solenne con statue e quadri viventi. Alla processione partecipa praticamente il paese intero. La mattina successiva il tutto si conclude di nuovo davanti alla chiesa principale dove, prima di far rientrare la statua, dei bambini vestiti da angeli si esibiscono in dei canti che ripercorrono la vita e la passione di Cristo.

Testo di Marco Marcotulli




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Questa tradizione si ripete fin dal 1751 anche se le statue dei misteri vennero acquistate negli anni che seguirono. La processione che ha inizio prima dell'alba, alle ore 3.00, è ispirata alla Via Crucis e alla Passione di Gesù; si tratta di una vera e propria rappresentazione in costume del corteo che accompagnò Gesù fino al luogo della sua crocifissione. Lungo il percorso alcuni fanciulli vestiti da angeli, alternandosi, recitano dei versi, che rievocano la Passione e preannunciano la Resurrezione; alle pendici del colle ha luogo la rappresentazione al vivo dell'incontro di Gesù con la Veronica, che gli asciuga il volto intriso di sudore e di sangue, e , sulla via del calvario l'incontro di Gesù con il Cireneo che , per l'ultimo tratto, lo solleva dal peso della croce. La processione è accompagnata da canti tradizionali e da suggestive marce suonate dalla banda musicale.
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Dal sito del comune di Verbicaro

* Testi, foto e filmati sono tratti dal web.

sabato 26 gennaio 2008

La Settimana Santa nelle isole Filippine: flagellanti, crocifissioni e processioni

Chi è abituato a pensare che i Riti della Settimana Santa siano una peculiarità soprattutto della Andalusia e delle regioni meridionali dell' Italia dovrà ricredersi dopo la visione dei seguenti filmati.

Nelle Filippine, ogni anno, durante la settimana santa, uomini e donne creano lungo le strade di un piccolissimo centro nelle vicinanze di Manila, la capitale, un festival dell’orrore.
Gente di ogni tipo, di ogni generazione ed estrazione sociale si incolonna su una strada a mala pena sterrata, lungo la quale, percorre chilometri su chilometri seminudi, con un solo lenzuolo a circondare la vita, scalzi e con una corona di spine sul capo.

La rivisitazione delle ultime ore della passione di Cristo e della sua morte è ricostruita nei dettagli più macabri. Il viaggio del condannato alla crocifissione simulata, inizia il suo percorso di passione, con il bacio dell’uomo che interpreta l’apostolo infedele, Giuda.

La croce, dopo il giudizio di uno pseudo Ponzio Pilato, lo attende. Trascinarla fino al colle, già preparato con una fossa che servirà ad impalarla più salda nel terreno, diventerà ancora più doloroso dagli insulti e le fustigazioni, che, lungo la strada, gli verranno inferti dal pubblico, partecipe in qualità di centurioni romani o di ebrei miscredenti; tutto come fu per Gesù.

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Il rituale cruento viene poi completato con la crocifissione vera e propria.

Le mani e i piedi del novello Gesù vengono immerse molto tempo prima dell’esecuzione, nell’alcool etilico per attenuare il dolore ed evitare infezioni. I chiodi vengono infilzati fino in fondo nelle mani e nei piedi, mentre i polsi, a differenza di Gesù, vengono legati con funi resistenti alla croce di legno, in modo che il peso del corpo, una volta innalzata la croce, non venga tenuto solo dai chiodi, rischiano lacerazioni importanti di pelle e, di conseguenza, dolore insopportabile.



La croce è ora in piedi… intorno turisti, curiosi, persone inginocchiate in preghiera e flagellanti che, con fruste di bambù, continuano a frustarsi dall’inizio del rito.
Per le svariate ore o spesso solo alcuni minuti in cui i nuovi Gesù continuano la loro agonia, invasati svolgono banchetti con vino e balli tradizionali, fino alla deposizione definitiva.
Ma non sono solo uomini che scelgono la via delle crocifissione. Una donna, nel 2005, Mary Jane Marangon, di 30 anni, si è fatta crocifiggere nel piccolo villaggio di Santa Lucia, ma, dopo il momento culmine, in cui i chiodi sono penetrati nelle mani, è svenuta dal dolore, provocando panico tra il pubblico e l’intervento dei medici.

Non è certo l’unica, durante gli anni, ad avere avuto bisogno di assistenza sanitaria.
Durante e dopo le crocifissioni, molti delle “vittime” perdono i sensi, se non, nei casi più gravi, dover essere anche sottoposti ad energiche rianimazioni, dopo la deposizione dalla croce.

Il rituale, portato dai missionari spagnoli durante l’epoca coloniale, ha messo solide radici nella cultura popolare della zona. Tradizione, che è stata sconfessata più di una volta dalla Chiesa Cattolica e da Papa Giovanni Paolo II, perché macabra e insensata.

Ma, nonostante la posizione anche dell’arcivescovo Oscar Cruz che ha chiesto al Vaticano un intervento di forza maggiore, perché termino le crocifissioni, ogni anno migliaia di curiosi e di penitenti, si recano in flussi constanti nei paesini dove questa pratica rispetta puntualmente la tradizione di verità.

Questo perché, in realtà, nonostante ne abbiano gli strumenti, i rappresentanti della Chiesa Cattolica nelle Filippine, non hanno mai con fermezza osteggiato il fenomeno di culto, che ha facilitato anche l’afflusso di turisti in quelle zone molto povere del paese. E, mentre Cruz condannava la tradizione di fronte alla Conferenza dei vescovi cattolici delle Filippine, altri, come il reverendo Nicdao, hanno difeso la scelta di molte persone umili e semplici che, secondo la sua opinione, non hanno altri mezzi, se non questo, per manifestare la loro assoluta devozione.

Tutto è reale, nessun trucco o inganno. Il dolore dei crocefissi è angosciante.
Ma il perché queste persone si prestino a questa pratica è complesso.
La maggior parte delle volte a spingerli è la speranza o la convinzione che, ripercorrendo il dolore che il figlio di Dio ha provato per la nostra salvezza, i loro peccati vengano cancellati. E’, quindi, il peso della loro coscienza e la sudditanza psicologica verso la religione cattolica a spingerli verso il colle.

Altri, invece, sono spinti da voti fatti o per la guarigione di un familiare o per uscire da quella miseria assoluta che li affligge, spesso dovuta alle grandi calamità naturali che, ogni anno, colpiscono la zona delle Filippine.

Infine in quest' ultimo foto - video si può vedere una processione con gruppi statuari di chiara ispirazione spagnola.



* Testo tratto dal web.


* Filmati tratti da You Tube.