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QUESTO SITO STA CON IL PAPA

Online da lunedì 29 ottobre 2007 - Visualizzazioni totali

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lunedì 23 agosto 2010

Guardia Sanframondi - Reportage fotografico dei riti settennali di penitenza 2010

Il 22 agosto si sono conclusi a Guardia Sanframondi, i riti settennali di penitenza 2010 che, come al solito, hanno visto la partecipazione di un grandissimo numero di "battenti" (circa cinquecento) alla processione generale di Maria SS. Assunta.
Dopo molti anni di attesa, sono riuscito finalmente ad assistere a questo rito che, a mio parere, rappresenta una delle più belle tradizioni religiose dell' intero Meridione d' Italia.
Erano con me gli amici prof. Mauro Spagnoletti, cultore e studioso anch' egli di tradizioni popolari, Giuseppe De Pierro e Carlo Farinola che, amante della fotografia, ha realizzato il bellissimo
reportage sui riti settennali 2010, visibile sul sito La mia Settimana Santa nella sezione Tradizioni di mio interesse (I battenti di Guardia Sanframondi).
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* Testo a cura del dott. Franco Stanzione.
* Foto a cura di Carlo Farinola.

martedì 10 agosto 2010

Omaggio a mia nonna Matilde

Approfittando del periodo di ferie, stavo mettendo ordine tra le mie cose, quando mi sono ritrovato tra le mani le foto di quando ero piccolino.
Ce n' è una, tra queste, a cui sono particolarmente legato: quella in cui, a nemmeno un anno di età, sono in braccio alla mia adoratissima nonna materna Matilde, deceduta il 1981, mentre prestavo il servizio militare.
Nonna alla quale sono affezionatissimo come ad una mamma (mi ha cresciuto praticamente lei) e nella cui casa di via Amente sono nato, esattamente a duecento metri dalle chiese del Purgatorio e di S. Stefano ... a metà strada tra le due (quando si dice la fatalità!!!).
E' stata la nonna Matilde che mi ha inculcato la passione per le processioni della Settimana Santa ed una grande ammirazione per Giulio Cozzoli.
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Ed è pertanto per questo motivo che, attraverso questo post, voglio renderLe il doveroso omaggio che merita perchè, come ho scritto sulla home page del sito, senza di lei sarei stato un altro:
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"Questo grande trasporto mi accompagna sin dall' infanzia; esso mi è stato trasmesso da mia nonna Matilde che mi portava con se al Settenario dell' Addolorata, presso la Chiesa del Purgatorio, ed ha sempre condizionato la mia vita e le mie scelte ... ma sono contento così altrimenti sarei un' altra persona."
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* Testo e foto a cura del dott. Francesco Stanzione.

venerdì 6 agosto 2010

Il mio intervento su Giulio Cozzoli in "La Città" di luglio/agosto 2010

Sul mensile LA CITTA' in edicola da ieri 5 agosto 2010, è stato pubblicato integralmente il testo del mio intervento al 5° Convegno Internazionale di Studi sulla Cultura Popolare Religiosa, svoltosi a Pulsano (TA) dal 16 al 18 luglio 2010.
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Cliccando sulle foto è possibile collegarsi al sito La mia Settimana Santa
su cui, ingrandendo le immagini, è possibile leggere il testo completo.

martedì 3 agosto 2010

San Gaetano

A cura del prof. Cosmo Tridente.
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Il prof. Cosmo Tridente, sempre attento alle tradizionali ricorrenze della nostra città, ci propone questo suo scritto, in prossimità della solennità liturgica di S. Gaetano che ricorre il 7 agosto.

NOTIZIE AGIOGRAFICHE

Gaetano Thiene è il Santo della Divina Provvidenza. Nacque nel 1480 a Vicenza dal conte Gaspare Thiene e dalla contessa Maria Porto. Gli fu dato il nome Gaetano, in ricordo di uno zio canonico, professore all’Università di Vicenza, che era stato battezzato con quel nome perché era nato casualmente a Gaeta: la cittadina campana si chiamava Caieta e caietanus erano i suoi abitanti.
Dopo i primi studi, venne mandato all’Università di Padova, dove frequentò i corsi di filosofia, di teologia, di diritto civile e canonico, conseguendo la laurea nel 1504.
Nel 1507 si trasferì a Roma dove, grazie a Mons. G. Pallavicini, potè conoscere Papa Giulio II. Il Papa, apprezzandolo per il suo carattere amabile e gentile e per le sue doti organizzative, lo volle in Curia come Notaio Apostolico. Nonostante tutti i privilegi di cui godeva, Gaetano continuava a vivere con semplicità, senza ostentazione di sfarzo. Trascorreva la giornata tra il lavoro di Curia, lo studio, la preghiera e le visite agli ospedali, aiutando con il suo denaro i più sfortunati.
Fu ordinato sacerdote il 30 settembre 1516 e ben presto si rese conto che, dati i tempi, la Chiesa aveva bisogno di una profonda riforma. Fondò, quindi, una congregazione di chierici regolari ossia di sacerdoti a cui impose il voto di nulla possedere e di nulla cercare, affidandosi alla Divina Provvidenza. Questi sacerdoti dovevano impegnarsi a curare le anime e ad amministrare i sacramenti in modo esemplare. Nessun abito speciale li avrebbe contraddistinti, soltanto quello nero del prete con un berretto a forma di croce. La nuova congregazione fu chiamata “Ordine dei Teatini”, da Teate, il nome latino di Chieti, ove era stato Vescovo Gian Pietro Carafa, che divenne il primo Superiore dell’Ordine.
Nel 1527 Gaetano Thiene venne eletto nuovo Superiore della comunità per tre anni. Sotto la sua direzione, i Teatini proseguirono la loro opera di apostolato, di riforma ecclesiale e di assistenza sociale.
Gli ultimi anni Gaetano li trascorse a Napoli, dove morì il 7 agosto 1547. Le sue spoglie si trovano nella Chiesa di San Paolo Maggiore e la sua festa, nel nuovo calendario liturgico, è celebrata il 7 agosto.

CULTO E DEVOZIONE A MOLFETTA

Nella chiesa del Purgatorio, a Molfetta, è custodita una statua del Santo, in una nicchia di legno (nell’angolo attiguo a quello delle statue del sabato santo).
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Fino agli anni ’50 del secolo scorso la festa del Santo veniva celebrata in detta chiesa con un solenne novenario che si concludeva con la lettura della seguente preghiera:
“O gloriosissimo patriarca S.Gaetano, dispregiatore di tutte le ricchezze terrene, Voi che per far maggiormente conoscere al mondo tutte le grandi meraviglie della Divina Provvidenza, prescrivesti ai vostri figliuoli una nuova legge di vivere, senza umano appoggio, aspettando ogni soccorso giornalmente dal Cielo: Voi, che benignamente ascoltate le preghiere di tutti i vostri divoti ed a tutti intercedete grazie copiosissime; degnatevi, vi prego, mettere anche me e tutta la mia famiglia sotto la vostra protezione, e siate d’oggi innanzi mio particolare avvocato, per ottenermi la liberazione da ogni colpa grave, e tutto ciò che è necessario al mantenimento quotidiano della mia famiglia; Voi guidate i miei passi, regolate i miei pensieri e tutte le mie potenze, ed infiammatemi il cuore del divino amore, in modo che, dispregiando tutte le cose terrene, arda di desiderio di unirmi a Dio, e seguendo le pedate delle vostre eroiche virtù, io faccia per la vostra intercessione una buona e santa morte”.
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Papa Leone XIII, con rescritto del 12 febbraio 1892, concesse l’indulgenza plenaria a tutti i fedeli che, almeno per cinque giorni dei nove della novena, avessero visitato la Chiesa del Purgatorio, partecipando alle preghiere, purchè confessati e comunicati.
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* Testo a cura del prof. Cosmo Tridente.
* Foto (Chiesa del Purgatorio - Molfetta) a cura del dott. Franco Stanzione.

giovedì 29 luglio 2010

Mostra fotografica sulla "Settimana Santa a Domusnovas"

Su richiesta del mio carissimo amico Roberto Soru, collaboratore di questo Sito ed amministratore della Confraternita della Addolorata di Domusnovas, in provincia di Carbonia - Iglesias, pubblico il manifesto della Mostra Fotografica sulla Settimana Santa a Domusnovas, in cui saranno esposti gli scatti di Mario Sollai di Monserrato, un fotografo molto conosciuto in Sardegna per la bravura e la partecipazione ai più grandi eventi della tradizione Sarda.
Di Mario Sollai, così racconta Roberto Soru nella mail che mi ha inviato.
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"E' capitato per caso fortuito il Venerdì Santo del 2000.
Da quello che ci racconta, stava andando a scattare delle fotografie alla processione di Iglesias, però, poichè era in ritardo (infatti l' orario canonico di uscita della processione del "Descenso" a Iglesias è alle 20.00 in punto), seppe che nel paese vicino, appunto Domusnovas, si faceva una processione simile.
Iniziò facendo degli scatti al nostro "Scravamentu" e da lì per 10 anni ha continuato a venire, quasi ogni anno.
Quest' anno, grazie a dei contributi provinciali e locali, è stato possibile realizzare la mostra, che quest'anno è il secondo evento che la Confraternita della Madonna Addolorata di Domusnovas realizza (il primo la mostra della Sindone nel mese di Marzo)."

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La Mostra verrà inaugurata alle ore 19,30 del 7 agosto 2010 e resterà aperta fino al giorno 22.
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Testo e foto a cura di Roberto Soru.

lunedì 19 luglio 2010

Pulsano (TA), 18 luglio 2010 - Intervento del dott. Franco Stanzione al Convegno su "Artigiani della Fede"

La sera del 18 luglio 2010, nel Castello De Falconibus di Pulsano, nell' ambito del 5° Convegno Internazionale di Studi sulla Cultura Popolare Religiosa "Artigiani della Fede", organizzato dalla Associazione "La Veste Rossa" e dalla Confraternita del Purgatorio sotto il titolo della Vergine del Monte Carmelo, ha relazionato il dott. Franco Stanzione sul tema:
"L' arte della cartapesta di Giulio Cozzoli nelle statue dell' Arciconfraternita della Morte".
Il dott. Stanzione, durante il suo intervento, ha proiettato numerose foto delle statue della Passione di Giulio Cozzoli, avvalendosi della collaborazione tecnica del carissimo amico e confratello dell' Arciconfraternita della Morte Carlo Farinola, il quale ha anche realizzato il servizio fotografico.
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- Testo a cura del dott. Franco Stanzione.
- Foto a cura di Carlo Farinola.

lunedì 5 luglio 2010

Tra cronaca e leggenda: una beffa memorabile

A cura del prof. Cosmo Tridente.
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Molfetta ha sempre avuto buoni rapporti con le città confinanti anche se, in passato, non sono mancati episodi di acceso campanilismo, come quello che sto per raccontare, in chiave umoristica, mettendo a dura prova i rapporti di buon vicinato.
La nostra sede vescovile, chiamata anche “episcopio”, ossia l’immobile destinato all’esercizio del ministero proprio del Vescovo diocesano (canoni 381-402 del Codice di diritto canonico), pur se gli studiosi non sono tutti d’accordo sull’anno della sua istituzione, la si può storicamente collocare nella seconda metà del dodicesimo secolo come suffraganea di quella di Bari. Prima di tale periodo pare che essa fosse ubicata a Giovinazzo, città piccola sia per superficie sia per numero di abitanti, ragione per la quale gli abitanti di Molfetta chiesero ed ottennero il trasferimento della sede episcopale da Giovinazzo a Molfetta.
Tale decisione non andò a genio ai giovinazzesi che la contestavano in tutti modi al punto che qualunque molfettese si avvicinasse alla loro città, doveva sopportare insulti di vario genere e qualche volta subire bastonate. Era un reciproco scambio di colorite invettive tra le due città, distanti l’una da l’altra di appena sei chilometri: Mlefettéiese mequéte, né v’avéste c’avàiete arrebbéte re d’ossere de Sén Gherrare da Medugne, mó veléiete arrebbé énnéue Ménzegnòere. Cuss’è u munne de fréc’à fréieche, cule rutte ca nènzìt’élte (Molfettesi bacati, non vi basta che avete rubato le ossa di San Corrado da Modugno, ora volete rubare a noi Monsignore. Questo è il mondo dell’inganno, culi rotti che non siete altro).
Replica: Scevenézzaiese fràgete, vàue tenéiete solténde né chiàzze é avàste, Ménzegnòere è u nùeste. Sciàiete a pescià sòep’ o altare pe lésse nemenéte. E pó stàiete a parlà pròpeie vàue c’avàiete chepeiàte da la Médonné nòste. (Giovinazzesi fradici, voi avete soltanto una piazza e basta, Monsignore è nostro. Andate a orinare sull’altare per essere nominati da tutti. E poi state parlando proprio voi che avete copiato dalla nostra Madonna).
Infatti vuole la leggenda che nel lontano 1187 un crociato di nome Gereteo donò alla chiesetta del casale di Corsignano una sacra immagine della Madonna che, tornando dall’Oriente, aveva preso da un tempio di Edessa. La leggenda ha una forte somiglianza con quella che la tradizione popolare molfettese attribuisce all’icona della Madonna dei Martiri, nostra compatrona.
Non essendo riusciti a revocare il trasferimento della sede episcopale, i giovinazzesi tentarono di convincere i molfettesi ad avere il Vescovo almeno nella loro festa patronale: màgghie nu màle accòrde ca né caus’a lònghe (meglio un cattivo accordo che una causa lunga), dicevano.
I molfettesi accettarono la proposta, ma, temendo un loro colpo di mano progettarono un escamotage che si rivelò una grandiosa beffa. Sulla groppa di un asino, bardato a festa, anziché far salire il Vescovo in persona, misero un cartone che lo raffigurava perfettamente e lasciarono il quadrupede alle porte di Giovinazzo.
La città era in festa e il Sindaco, con la banda musicale al seguito, andò incontro all’asino per porgere al Vescovo il saluto della città e di tutto il popolo giovinazzese che osannava: Viva il Vescovo, viva il Sindaco, viva Maria di Corsignano. Ma, quando gli tese le mano, notò che Monsignore rimaneva fermo com’a nu toeme (come Toma). Qui si alludeva alla famosa maschera del carnevale molfettese.
L’offesa fu così grande che tutti insieme, armati di bastone, si avviarono verso Molfetta per dare una lezione ai beffardi vicini di casa: Mlefettéiese crennéute – gridavano – avita scettà u sànghe da nghànne pe chère c’avìte fétte. Méggie pe vvéue, disgrazziéte, cà né v’acchìmme pe nnénze ce se nàune ve retréite spaccate de chépe a re casere voste. Figghie de putténe, u Ménzegnòere de cartòene u avìt’è mètte n’ghéul’ o ciucce (Molfettesi cornuti - gridavano – dovete buttare il sangue dalla gola per quello che avete fatto. Meglio per voi, disgraziati, che non vi troviamo davanti ai piedi, se no vi ritirare rotti di testa alle vostre case. Figli di puttana, Monsignore di cartone lo dovete mettere al culo dell’asino).
Tra i molfettesi ci fu un parapiglia e un fuggi fuggi generale: alcuni si barricarono in casa per la paura, altri chiesero protezione al patrono San Corrado il quale non poteva intervenire per la mancanza di braccia, altri alla Madonna dei Martiri, la quale aveva un conto in sospeso con i giovinazzesi, altri ancora al Vescovo (in persona, questa volta), il quale non si azzardava ad uscire dalla sede episcopale per salvaguardare la propria incolumità. Chi fosse il Vescovo, oggetto della contesa, non è dato sapere. Potremmo solo azzardare l’ipotesi che si trattasse di Giovanni I che, secondo lo storico Giuseppe Maria Giovene (Kalendaria Vetera, pag.192), fu il primo Vescovo a Molfetta. La situazione era incandescente: Addò stéiete, mlefettéiese fréchénghéule, avit’à paghé chère c’avìte fétte! (Dove siete, molfettesi imbroglioni, dovete pagare quello che avete fatto!), ripetevano con toni minacciosi. Grazie alla probabile mediazione della Madonna di Corsignano, i bellicosi giovinazzesi tornarono alle proprie case, ma i molfettesi si guardarono bene dal mettere piede o di avvicinarsi a Giovinazzo.
E’ proprio il caso di ripetere saggiamente con gli antichi: Nén’avè crédde né a frestìer’ é né a mrecchénde (non prestare mai fede né a forestieri e neppure a mercanti).
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* Testo e foto a cura del prof. Cosmo Tridente.