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martedì 8 marzo 2011
Arciconfraternita di S. Stefano - Donazione di sangue e Programma Quaresimale 2011
lunedì 7 marzo 2011
Arciconfraternita della Morte - Programma 2011
martedì 22 febbraio 2011
Troia, 19 marzo 2011 - Conferenza sul tema: Confraternite e Settimana Santa

* Testo a cura del dott. Franco Stanzione.
* Il manifesto è a cura di Nino Calamia.
lunedì 14 febbraio 2011
Una febbre ben comprensibile
.L’evangelista Marco (1, 29-31) ci riferisce della suocera di Pietro che «era a letto con la febbre». Non è dato sapere la causa di quella ipertermia, per cui vorrei proporre al lettore una mia interpretazione abbastanza concreta.
Questa donna, il cui nome è sconosciuto nel Vangelo, saputo dell’arrivo di Gesù accompagnato da Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni, ha registrato un balzo al cuore. Non poca era la sua rabbia per l’incontro con questo rabbi di Nazareth che aveva creato in casa Simone qualche scompiglio. E, incontrando il Maestro,non avrebbe resistito a cantargliene quattro di santa ragione. Come aveva potuto? Come aveva potuto persuadere uomini onesti e laboriosi ad abbandonare un lavoro che prima di loro era stato dei loro padri? Il lavoro con il quale mantenevano le loro famiglie?
Ora, a tutto questo veniva ad aggiungersi il fatto che ospitare in casa il rabbi e i suoi amici creava ulteriori pesi in famiglia .La suocera di Pietro non ce la fece più. Sentì salire la febbre e, come schiacciata tra rabbia, emozioni e fatica, dovette mettersi a letto.
Ma successe qualcosa di imprevedibile. Gesù entra in quella casa e si accosta alla donna febbricitante. Con il suo tratto dolce, semplice e amoroso, crea un clima di calore e di semplicità. La suocera di Pietro, come d’un tratto, nell’ascoltare quel saluto, all’udire quella voce, si sente lei stessa “ospitata” nel cuore di Gesù. Quando sentì il tocco di quella mano le paure e le tensioni si allentarono e le energie ripresero a circolare in lei. «La febbre la lasciò» e lei passò all’azione, sia pure nel contesto di una cultura che spesso e volentieri delegava alla donna compiti di “servizio”.
Dal breve racconto di guarigione (solo due versetti) lo stato di salute della suocera di Pietro non appare poi così grave: essa ha soltanto un po’ di febbre e si sta curando stando a letto. Non si capisce, quindi, come Gesù abbia impegnato la sua potenza guaritrice per sollevare la suocera da una indisposizione, che l’ha costretta a letto; né si comprende la grandiosità di questo miracolo, tale da essere menzionato nel Vangelo. Qui, infatti, non abbiamo un cieco, uno storpio, un indemoniato, un lebbroso o un morto, ma soltanto una donna fisicamente indisposta.
In realtà la situazione non è così semplice come appare. Per comprendere la gravità della situazione e, in realtà, a cosa essa allude, bisogna riferirsi al termine febbre, con il quale nell’antichità si indicavano tutti quei mali che provocavano un rialzo termico. La suocera, pertanto, non è affetta da una malattia precisa, ma è un qualcosa di vago che le sta minando la salute e le impedisce di condurre una vita normale. La febbre è soltanto un sintomo che affonda le sue radici nella prostrazione stessa della suocera.
In altri termini, la suocera “è stata colpita e prostrata”, per questo “ha la febbre”, cioè è resa invalida. Non ha bisogno di farmaci antipiretici, ha bisogno della parola di un Uomo che le comunica la vita e le comunica che è possibile con Gesù sperare, è possibile con Gesù vivere una vita al di là dei canoni del mondo.
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* Testo a cura del prof. Cosmo Tridente.
* Foto tratta dal web.
martedì 8 febbraio 2011
Il Culto di Maria SS. Addolorata a Siviglia
Siviglia può essere definita a pieno titolo "Città Mariana per antonomasia".Numerosissime sono infatti le Chiese dedicate alla Gran madre di Dio; così pure le Confraternite (Cofradías) e le Sacre Immagini della Madonna oggetto di devozione da parte del popolo Sivigliano.
Pur essendo viva in tutti i mesi dell' anno, questa grande devozione a Maria si esprime tuttavia ai massimi livelli durante la grandiosa e famosissima Settimana Santa Sivigliana (Semana Santa Sevillana), attraverso il culto alla Madonna Addolorata (Dolorosa).
Nella sezione dedicata al Culto della Addolorata in Spagna ho descritto quindi il Culto di Maria SS. Addolorata a Siviglia e, così come per la città di Málaga, mi sono avvalso della mia amicizia con la prof.ssa María Encarnación Cabello Díaz, grazie alla quale Alberto Jesús Palomo Cruz mi ha cortesemente gratificato di un suo scritto su questo argomento.
* Foto tratta dal web.
lunedì 31 gennaio 2011
L' albero di Giuda
Giuda Iscariota è l’apostolo di Gesù passato alla storia come il suo traditore. Anche per Dante Alighieri (Inferno, XXXIV, 61– 63), che pur nella dannazione nobilitò diversi peccatori come Paolo e Francesca, Ulisse, Farinata, Giuda Iscariota rimane colui che ha commesso la più orribile e imperdonabile colpa. E’ sorprendente che i Vangeli dicano pressappoco nulla sul perché di ciò che Giuda ha fatto. Abbiamo solo due indicazioni. Una è l’evocazione del diavolo: è lui che “aveva messo in cuore a Giuda di tradirlo” (Giov. 13, 2). L’altra indicazione è il riferimento alle Sacre Scritture:”colui che mangia il mio pane, alza contro di me il suo calcagno” (Salmo 41, 10 citato in Giov. 13, 18).Come si sa, Giuda, preso dal rimorso di avere tradito il Maestro, tornò dai sommi sacerdoti protestando di aver tradito il “sangue innocente”. Poi gettati i trenta denari o sicli nel Tempio, andò a impiccarsi. Secondo l’evangelista Matteo, i sacerdoti “raccolte quelle monete d’argento, dissero: non è lecito metterle nel tesoro sacro perché sono prezzo di sangue. E tenuto consiglio, presero la deliberazione di comprare, con quel denaro, il campo del vasaio, per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu denominato campo di sangue fino al giorno d’oggi (Matteo 27, 3 - 8).
Dove si impiccò Giuda?
Le tradizioni popolari cristiane dicono ad un albero, ma divergono nella individuazione della specie. In Italia l’albero indiziato è quello del fico perché maledetto da Gesù (Matteo 21, 18 - 19; Marco 11, 12 – 14). In Ucraina una leggenda narra che Giuda si impiccò ai rami del pioppo tremulo (populus tremula) che da quel giorno mostra le foglie sempre agitate dal vento. Ed è proprio nel vento, secondo una antica credenza italiana, che Giuda è condannato a volare. Gli ululati delle bufere non sono altro che i suoi lamenti. Respinto anche dalle potenze dell’inferno, Giuda è condannato ad errare senza requie fino al giorno del giudizio universale. Alla sua anima in pena è consentito sostare per poco solo sulla tamerìce o sul siliquastro (cfr. Gian Luigi Beccaria: “I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute”, Einaudi, Torino, 1995).In effetti la tamerìce (tamarix gallica) prende il nome di albero di Juda in alcune località della Calabria e il siliquastro (cercis siliquastrum) è detto albero di Giuda dal Friuli alla Sicilia.
Un’altra leggenda vuole che i fiori del siliquastro sono rosei, perché arrossiscono dalla vergogna per il suicidio dell’apostolo traditore ai propri rami. Peraltro il siliquastro è chiamato pure albero di Giudea, che potrebbe anche essere il nome primario, testimoniando come quella terra sia uno dei centri di maggior diffusione della specie.A completare il quadro, altre tradizioni europee indicano come pianta di impiccagione di Giuda il sambuco (sambucus nigra) che in inglese si dice Judas tree, in neerlandese Judasboom e in francese Arbre de Judas (Beccaria, op. cit., pag. 236). Sul sambuco, su vecchi tronchi e rami morti nasce un fungo bruno-nerastro, gelatinoso o coriaceo detto Oreille de Judas in francese e Orecchio di Giuda in Italia e classificato come Auricularia auricola Judae, segno che certe volte il nome scientifico non disdegna quello popolare.
sabato 22 gennaio 2011
La grande processione del Sabato Santo
Ne fui ovviamente molto attratto, ma per vari motivi non ebbi la opportunità, all' epoca, di poterli leggere.
Tale raccolta di Verbali delle Assemblee parte dal 1824 e termina con l' Amministrazione del Priore dott. Francesco Stanzione (dal 1 gennaio 2004 al 16 febbraio 2010).
* Testo e foto a cura del dott. Franco Stanzione.










