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QUESTO SITO STA CON IL PAPA

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lunedì 27 gennaio 2014

Genesi storica di una festa: la Candelora

A cura del Prof. Cosmo Tridente

La festa liturgica più importante che ricorre nel mese di febbraio è indubbiamente quella della purificazione di Maria e della presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme, innalzato dal famigerato Erode il Grande. E’ chiamata anche “festa della Candelora” (dal latino candelarum, sottinteso festum, cioè festa delle candele), per la benedizione e consegna delle candele che la liturgia contempla in tale circostanza.


L’episodio è narrato dall’Evangelista Luca (2-22): “Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore”.
Le parole dell’Evangelista potrebbero sembrare non molto chiare se non dessimo l’esatto significato. Luca mescola due prescrizioni: la purificazione della madre, prevista dal Levitico (12, 2-8), che  si compiva 40 giorni dopo il parto, durante i quali la madre non poteva accostarsi ai luoghi sacri, e la consacrazione del primogenito, prescritta dall’Esodo (13, 11-16), considerata come una specie di riscatto in ricordo dell’azione salvifica di Dio quando liberò gli israeliti dalla schiavitù dell’Egitto.
La cerimonia della purificazione era accompagnata dall’offerta di un agnello di un anno come olocausto o una tortora in sacrificio di espiazione. Il sacerdote avrebbe fatto il rito espiatorio e così la madre sarebbe stata purificata. Per i poveri, in luogo dell’agnello, era consentito portare due tortore: una per l’olocausto e l’altra per il sacrificio espiatorio. Infatti, Maria portò due tortore. L’espressione “purificazione” ci può sorprendere, perché viene riferita ad una  Madre che aveva ottenuto per grazia particolare di essere immacolata fin dal primo istante della sua esistenza. Ma come disse Giovanni Paolo II nell’udienza generale dell’11 dicembre 1996, “non si trattava di purificarsi la coscienza da qualche macchia di peccato, ma soltanto di riacquistare la purità rituale, la quale, secondo le idee del tempo, era intaccata dal semplice fatto del parto, senza che ci fosse alcuna forma di colpa”.
Presentare il primogenito al tempio era riconoscere che Dio è il creatore, il Padre da cui tutto proviene. Così Gesù, figlio di Dio, appena nato, non solo pubblicamente tramite il suoi genitori riconosce che è del padre, ma si offre pronto alla missione che gli era stata affidata e che doveva compiere: la salvezza di tutta l’umanità. Purtroppo oggi dimentichiamo spesso di avere un Padre e un Creatore!
 

Nel tempio, Maria e Giuseppe incontrano il vecchio Simeone. La narrazione di Luca non dice nulla del passato di quest’uomo e del servizio che egli svolge in quel luogo. Alcuni testi apocrifi, ossia  non canonici, lo dicono “sacerdote” (Protovangelo di Giacomo) e anche “grande maestro” (Vangelo di Nicodemo). Luca lo definisce solo “uomo giusto e timorato di Dio che aspetta il conforto d’Israele” cioè il Messia. Deve essere dunque uno dei molti pii israeliti nell’attesa del Messia e distaccati dalle vicende del tempo. Nel linguaggio biblico è detto “giusto” chi ama lo spirito e la lettera della Legge, come espressione della volontà di Dio. E’ un uomo che vive  nel “timor di Dio”, conscio di trovarsi sempre alla sua presenza. La sua vita esemplare è premiata dalla promessa dello Spirito Santo che non avrebbe visto la morte se prima non avesse visto il Messia. Infatti, prendendo il bambino tra le braccia, benedice Dio dicendo: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola perché i miei occhi  han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele” (Luca 2-29).
Pertanto, il rito di benedizione delle candele, di cui si ha testimonianza già nel X secolo, si ispira alle parole di Simeone  che chiama il bambino Gesù, “luce per illuminare le genti”. Da questo rito è derivato il nome popolare di “festa della Candelora”. I ceri benedetti saranno portati a casa e riaccesi per raccomandare al Signore l’anima di qualche  moribondo, per allontanare pericoli in caso di temporali, per chiedere grazie particolari o altro.
Tra i personaggi che vengono menzionati da Luca (2-36) vi è anche la profetessa Anna, figlia di Fanuèle, appartenente alla tribù  di Aser. (Aser era l’ottavo dei dodici figli di Giacobbe). Questa donna pare che avesse 84 anni e fosse una profetessa, cioè a lei il popolo si rivolgeva per ricevere parole di consiglio, di saggezza, di conforto. Dopo soli sette anni di matrimonio sarebbe rimasta vedova. Certamente la morte del marito era stata una tragedia se si considera che a quei tempi le vedove venivano private della propria casa. All’epoca  le ragazze si sposavano presto. Possiamo supporre che intorno ai 20 anni fosse già vedova per cui aveva deciso di servire Dio. Nel tempio lei non avrebbe ricordato i suoi anni felici ma si sarebbe impegnata in una vita di servizio, “servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere”. Anna scompare dalle pagine dei Vangeli. Di lei non si sa più nulla ma prima che Luca termini la brevissima descrizione di questa donna, ci informa del suo nuovo compito: “Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del Bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme”, cioè la liberazione messianica del popolo eletto.
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Presso il Duomo di Molfetta, a cura della Confraternita della Purificazione, è venerata una bellissima statua  lignea della Madonna. Come ci riferisce Corrado Pappagallo (Il Culto della Purificazione di Maria SS. A Molfetta, Tip. Gadaleta, Molfetta, 2006) il priore Mauro Petruzzella, il 21 gennaio 1772, commissionò a mastro Nicolò Antonio Brudaglia di Andria “una statua di legno di tiglio raffigurante Maria SS. della Purificazione con il Bambino nostro Signore in atto d’offerta al Tempio con due putti al lato, uno portando il cereo e l’altro un canestrino, e di dentro due palombi tutta compita e colorita di ogni perfezione d’altezza palmi sei, e con la sua Pedata di quella larghezza ed altezza che la statua ricerca, e ciò giusta il disegno, che si sarà mandato dal Signor don Nicolò Porto”

 
La statua doveva essere fornita anche di una base quadrata con gli angoli spuntati, alta due palmi e mezzo, con quattro grappe di sotto per mettere le stanghe, dorata e argentata con la vernice d’acquavite. La statua costò cinquanta ducati, più altri due ducati per il trasporto. Il Brudaglia si impegnò a consegnarla entro la Pasqua dello stesso anno.
“Per solennizzare l’avvenuta consegna della statua, il priore Mauro Petruzzella, nel mese di maggio del 1772, chiese al vescovo di poter svolgere una processione con la nuova statua per le solite strade e di esporre il S. Sacramento nel pomeriggio nella chiesa di S. Giovanni, con la recita del panegirico, seguito dalla solenne benedizione.

Don Orazio Caruso, vicario generale, concesse il permesso e indicò le strade da seguire: uscire dalla chiesa di S. Giovanni per la strada del porto e, per il borgo entrare dalla porta del Castello nella chiesa del Conservatorio; per la strada della Mente e per la strada del Salvatore passare in Cattedrale, poi dalla strada di S. Gerolamo, di S. Orsola e per i Molini uscire al largo del Castello, entrare in S. Pietro e per la strada della Piazza uscire per la porta grande e ritirarsi a S. Giovanni”.
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Va precisato che la chiesa di S. Giovanni, presso cui la Congregazione della Purificazione dimorò fino al 1794, era situata su via S. Domenico, proprio di fronte alla chiesa di S. Domenico. Successivamente si convenne di trasferirla nella ex Cattedrale, divenuta poi parrocchia S. Corrado, dove attualmente ha la propria sede confraternale.
In passato, un’antica orazione veniva recitata in onore della presentazione di Gesù al tempio: O Gesù bambino dolcissimo, nel tempio da  Maria Vergine presentato, dal santo vecchio Simeone abbracciato, e da Anna profetessa ai giudei rivelato. Miserere nobis.



* Testo a cura del prof. Cosmo Tridente.
* Foto a cura del dott. Francesco Stanzione (processione del 2 febbraio 2006).

venerdì 17 gennaio 2014

La Settimana Santa ad Alghero (SS)

Una regione d'Italia, purtroppo molto spesso dimenticata, è la Sardegna, terra bellissima dal punto di vista naturalistico ma non meno interessante per le sue tradizioni popolari durante la Settimana Santa.
Dopo la Settimana Santa di Cagliari, Domusnovas e Santu Lussurgiu riprendiamo lo studio delle tradizioni pasquali di questa regione.
Sul sito La mia Settimana Santa, nella sezione dedicata alla Settimana Santa in Sardegna, ho pubblicato una scheda monografica su


* Testo a cura del dott. Francesco Stanzione.
* Foto tratta dal web.

giovedì 2 gennaio 2014

La Settimana Santa a Procida (NA)

Mancano ormai solo 61 giorni all'inizio della Quaresima ed è ora di riprendere il cammino tra le varie "Settimane Sante" che caratterizzano soprattutto l'Italia meridionale.

Pertanto sul sito La mia Settimana Santa, nella sezione dedicata alla Settimana Santa in Campania, ho pubblicato una scheda monografica su 



* Testo a cura del dott. Francesco Stanzione.
* Foto tratta dal web.

mercoledì 4 dicembre 2013

Lettera di Natale di David Maria Turoldo

A cura del Prof. Cosmo Tridente
David Maria (al secolo Giuseppe) Turoldo (Coderno di Sedegliano, Udine, 22 novembre 1916 - Milano, 6 febbraio 1992). In tutta la sua poderosa opera poetica, si riflettono la passione, l’entusiasmo, la spontaneità, le scelte della sua vita. Padre David Maria fu un sacerdote dal cuore sensibile, senza dubbio: fu sostenitore del progetto Nomadelfia, il villaggio nato per accogliere gli orfani di guerra “con la fraternità come unica legge”, fondato da don Zeno Saltini; fu anche amico di Pier Paolo Pasolini, ma di lui non gli interesserà la “sua conversione personale”, quanto piuttosto la collaborazione per realizzare il suo unico film: Gli Ultimi, nel 1962.


Gli ultimi anni della sua vita, oltre a essere segnati dal dramma della lotta contro la malattia e dalla più alta produzione poetica, costituirono per Turoldo un più sereno rapporto con la Chiesa, di cui furono segni eloquenti la rinnovata chiamata a predicare nel duomo di Milano da parte del cardinale Carlo Maria Martini e l'assegnazione del premio Lazzati da parte della Fondazione Ambrosianeum.


Per la ricorrenza del Natale, riporto un suo scritto “Lettera di Natale” che ci fa riflettere, soprattutto in questo tempo di crisi economica, sociale e morale. “Sono tempi di grande spettacolo, se volete, di grandi parate, ma di poche verità, tempo di apparenze più che di apparizioni”, osservava il religioso dell’Ordine dei servi di Maria. 
Leggiamo insieme:

Quando a uno si dice: guarda che hai un cancro, bello bello, seduto nel centro del ventre come un re sul trono, allora costui - se cerca di avere fede - fa una cosa prima di altre: comincia ad elencare ciò che conta e ciò che non conta; e cercherà di dire, con ancora più libertà di sempre, quanto si sente in dovere di dire, affinché non si appesantiscano ancor di più le sue responsabilità.
E continuerà a dirsi: la Provvidenza mi lascia ancora questo tempo e io non rendo testimonianza alla verità! E’ dunque per queste ragioni, caro Gesù, che mi sono deciso a scriverti in questo Natale.
Non credo proprio per nulla ai nostri Natali: anzi penso che sia una profanazione di ciò che veramente il Natale significa, costellazioni di luminarie impazzano per città e paesi fino ad impedire la vista del cielo. Sono città senza cielo le nostre. Da molto tempo ormai! E’ un mondo senza infanzia. Siamo tutti vecchi e storditi. Da noi non nasce più nessuno: non ci sono più bambini fra noi. Siamo tutti stanchi: tutta l’Europa è stanca: un mondo intero di bianchi, vecchi e stanchi.
Il solo bambino delle nostre case saresti tu, Gesù , ma sei un bambino di gesso! Nulla più triste dei nostri presepi: in questo mondo dove nessuno più attende nessuno. L’occidente non attende più nessuno, e tanto meno te: intendo il Gesù vero, quello che realmente non troverebbe un alloggio ad accoglierlo. Perché, per te, vero Uomo Dio, cioè per il Cristo vero, quello dei “beati voi poveri e guai a voi ricchi”; quello che dice “beati coloro che hanno fame e sete di giustizia ..”, per te, Gesù vero, non c’è posto nelle nostre case, nei nostri palazzi, neppure in certe chiese, anche se le tue insegne pendono da tutte le pareti...Di te abbiamo fatto un Cristo innocuo: che non faccia male e non disturbi; un Cristo riscaldato; uno che sia secondo i gusti dominanti; divenuto proprietà di tutta una borghesia bianca e consumista.
Un Cristo appena ornamentale. Non un segno di cercare oltre, un segno che almeno una chiesa creda che attendiamo ancora…Eppure tu vieni, Gesù; tu non puoi non venire…Vieni sempre, Gesù. E vieni per conto tuo, vieni perché vuoi venire. E’ così la legge dell’amore. E vieni non solo là dove fiorisce ancora un’umanità silenziosa e desolata, dove ci sono ancora bimbi che nascono; dove non si ammazza e non si esclude nessuno, pur nel poco che uno possiede, e insieme si divide il pane.
Ma vieni anche fra noi, nelle nostre case così ingombre di cose inutili e così spiritualmente squallide. Vieni anche nella casa del ricco, come sei entrato un giorno nella casa di Zaccheo, che pure era un corrotto della ricchezza. Vieni come vita nuova,  come il vino nuovo che fa esplodere i vecchi otri. Convinto di queste cose e certo che tu comunque non ci abbandoni, così mi sono messo a cantare un giorno:

Vieni di notte,
ma nel nostro cuore è sempre notte:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni in silenzio,
noi non sappiamo più cosa dirci:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni in solitudine,
ma ognuno di noi è sempre più solo:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni , figlio della pace,
noi ignoriamo cosa sia la pace:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni a consolarci,
noi siamo sempre più tristi:
e dunque vieni sempre , Signore.
Vieni a cercarci,
noi siamo sempre più perduti:
e dunque vieni sempre, Signore.

* Testo a cura del prof. Cosmo Tridente.
* Foto tratte dal web.

domenica 20 ottobre 2013

20 ottobre 2013 - Processione dei SS. Medici di Bitonto (BA)

 
Domenica 20 ottobre 2013 si è svolta a Bitonto la tradizionale processione dei SS. Medici Cosma e Damiano. 
Sul sito La mia Settimana Santa, in Tradizioni di mio interesse, nella sezione dedicata ai SS. Medici di Bitonto si può visionare il  



da me realizzato.
 


 
* Testo e foto a cura del dott. Franco Stanzione.




giovedì 3 ottobre 2013

Preghiera alla Vergine dei Martiri

A cura del prof. Cosmo Tridente

Mi è gradito pubblicare una preghiera scritta dal prof. Cosmo Tridente, validissimo collaboratore di questo sito, ma prima ancora mio grande amico, scaturita dalla sua grande devozione alla Regina dei Martiri, patrona di Molfetta.


Salve o Maria, Regina dei Martiri, noi molfettesi ti amiamo intensamente perché sei la nostra Protettrice e la nostra Madre di misericordia. 
I nostri avi ti hanno sempre invocata chiamandoti “Médonne de le Mérter’a Méri” (Madonna dei Martiri Maria). 
E noi continuiamo a invocarti con quel titolo supplicandoti: di proteggere la nostra città, di soccorrere le famiglie in difficoltà per mancanza o perdita di lavoro, di consolare i malati che con fiducia si rivolgono a te, di benedire i naviganti e gli emigranti che ti portano sempre nel loro cuore, di aiutare i poveri e quanti vivono in solitudine, di confortare col baleno struggente degli occhi chi ha perso la fiducia nella vita, di ascoltare i tanti molfettesi che si recano nel tuo Santuario per confidare a te le loro angosce, i loro problemi, le loro ansie, le loro tristezze, le loro disperazioni, sicuri di trovare lì un cuore materno pronto ad esaudire le loro preghiere, ad asciugare le loro lacrime, ad alleviare con carezze di madre le loro sofferenze, in questi momenti particolarmente difficili. 
Noi ti preghiamo, o Maria, abbiamo bisogno di te. 
Non attendere la nostra implorazione. 
Anticipa ogni nostro gemito di pietà “o fiore di grazia gentile, Signora dei Martiri bella”

* Testo a cura del prof. Cosmo Tridente.
* Foto a cura di Ezio Gadaleta.

martedì 17 settembre 2013

15 settembre 2013 - Processione di Maria SS. Addolorata a Taranto

Sul sito La mia Settimana Santa ho pubblicato, nella sezione dedicata al Il culto di Maria SS. Addolorata in Italia, il




della processione di Maria SS. Addolorata, svoltasi a Taranto nella serata del 15 settembre 2013.


Gli altri servizi fotografici relativi agli anni precedenti si possono vedere nella sezione Il culto di Maria SS. Addolorata a Taranto.

* Testo e foto a cura del dott. Francesco Stanzione.