- - - - - - - - HOME I SITO I FORUM I FACEBOOK I GUESTBOOK I LINKS I CONTATTI

QUESTO SITO STA CON IL PAPA

Online da lunedì 29 ottobre 2007 - Visualizzazioni totali

- - - - - - - - - - - - -

______________________________________________________________________

mercoledì 28 febbraio 2018

Le Marce Funebri della tradizione molfettese

A cura del prof. Cosmo Tridente.

Le marce funebri della tradizione molfettese sono veri e propri capolavori musicali che fanno da colonna sonora alle processioni del Venerdì di Passione, del Venerdì Santo e del Sabato Santo. Sono composizioni che rappresentano il mistero della passione, morte e risurrezione di Cristo; infatti iniziano in tonalità minore, che per natura esprime tristezza, per concludersi in tonalità maggiore che trasmette serenità e gioia per la Risurrezione. Come giustamente ha sottolineato Giovanni Antonio del Vescovo, il fatto che questo genere compositivo sia chiamato marcia funebre non significa che la composizione sia di basso livello: molto spesso non si dà la giusta importanza a queste composizioni, tra le quali vi sono veri capolavori di scrittura musicale, dove i compositori curano tantissimo l’armonia, la melodia, i fraseggi e il contrappunto.

Quando sono nate le marce funebri?

Il letterato e poeta Giacinto Poli, nel dare alle stampe nel 1851 a Napoli “Una processione del Venerdì Santo” scriveva che «soffermandosi di alquanto la processione in assegnati punti, soglionsi cantare varie strofette allusive alla circostanza, tra le quali quella del O vos omnes qui transitis per viam». Così incomincia una delle Lamentazioni di Geremia (1, 12), che Dante riporta testualmente nella Vita Nuova (VII). Da ciò si arguisce che anticamente, almeno sin alla prima metà dell’Ottocento, la processione non era accompagnata dalla banda come oggi si intende, ma appare più probabile che questa (processione) abbia inizialmente sostenuto il canto, per poi gradatamente limitarsi ad eseguire le marce funebri che via via entravano a far parte del repertorio molfettese.

Quante sono le marce funebri?

Sui libretti musicali della banda se ne contano 18, ma ci sono altre, fuori libretto, che vengono raramente eseguite perché ritenute tecnicamente “difficili” da concertare o non adatte al lento e grave incedere dei portatori delle sacre immagini.
Il repertorio delle marce funebri destinate alle processioni della Settimana Santa è giunto a noi grazie al lavoro del copista Vincenzo Avellis (1868-1954). L’attività di Avellis è oggi nota attraverso i manoscritti musicali custoditi in vari luoghi di Molfetta: la Biblioteca Comunale, l’Archivio dell’Arciconfraternita della Morte e dell’Arciconfraternita di Santo Stefano. Nella Biblioteca Comunale sono custodite numerose copie di marce funebri realizzate tra il 1928 ed il 1945; tra esse assumono particolare valore storico quelle poco conosciute odiernamente come La Congiura dei Giudei, composta dal maestro di cappella della Cattedrale di Matera, Vincenzo Tritto (1846-1918) e Pianto di Madre di Raffaele Caravaglios (1864-1941).

Chi sono i compositori?

A Molfetta è particolarmente acclarato il ruolo assunto da una triade di compositori “per banda” che in qualche modo dominò gran parte dell’Ottocento e del Novecento. Vincenzo Valente (1830-1908), Saverio Calò (1845-1908) e Francesco Peruzzi (1863-1946). In realtà ad essi andrebbero aggiunti Sergio Panunzio (1812-1886), del quale è andata persa La Tradita (marcia funebre composta per la morte di Ferdinando II) e Giuseppe De Candia (1836-1904), autore di due marce funebri, di cui una s’intitola Marcia n.4, meglio conosciuta dal popolo come marcia du vòeve perché gli intervalli musicali che caratterizzano il controcanto iniziale provocano una successione di suoni che sembrano imitare il muggito del bue.
A partire dagli anni ’60 del secolo scorso si sono fatti strada giovani compositori. Ricordiamo: Giovanni Picca (con la marcia funebre “Venerdì Santo”), Alfredo Fiorentini (con le marce “A mio padre” e “Una vita incompiuta”), Damiano Binetti (con le marce “Alba di passione” e “In morte del Maestro Angelo Inglese”), Michele Consueto (con la marcia “Shalom”), Mauro Spagnoletti (con la marcia “Michele”), Giuseppe Inglese (con le marce “Paolo” e “In memoria di Gina Altamura”), Giuseppe Amato (con la marcia “Mestizia”), Angelo Inglese junior (con la marcia “Crepuscolo”).

Sensibilità dell’animo molfettese

Gerardo de Marco, nel suo libro “Dalle Ceneri alla Settimana Santa” ha scritto che le marce funebri altro non sono che «composizioni musicali alquanto orecchiabili, dalla dolce vena melodica, esprimenti dolore e tristezza (come peraltro è consono all'atmosfera di mestizia del Venerdì e Sabato Santo) che palpitano, anche nei titoli, di ricordi nostalgici e tristi, di emozioni, di sentimenti popolari semplici e genuini. Un mondo fatto di piccole cose che rispecchia e riflette l'animo e la vita del molfet­tese, il suo quotidiano lavoro faticoso, sia esso dell'artigiano rinchiuso nella bot­tega, che del contadino confortato dallo stormire delle foglie o del marinaio cul­lato dallo sciabordare delle onde. In certi passaggi musicali si è portati a imma­ginare lo sbatacchiare delle vele ed il sibilo del vento tra il sartiame delle bar­che, la dolcezza di un tramonto sul porto, l'angoscia di un temporale imminente oppure la carezzevole nenia di una madre che amorevolmente culla il figlio.
Quante vicende sono celate nei titoli delle composizioni? Non lo sapremo mai compiutamente, eppure «Lo sventurato», «L'ultimo addio», «Tramonto tragico», «Povera Rosa», «Doloroso addio» - per citarne alcuni - lasciano intuire un mondo di affetti, di sofferenze e di dolore che ognuno può ripercorrere ricor­dando le proprie esperienze quotidiane. In questo senso la musica non resta fine a sé, ma diventa motivo di meditazione, conforto, preghiera ed eleva l'animo all'amore, alla carità , alla bontà».
Dopo questa breve carrellata storica, parlare di ogni singola marcia sarebbe un discorso troppo lungo che richiederebbe di annoiare i lettori, per cui mi soffermerò solo su una marcia, lo “Stabat Mater”, abbastanza conosciuta perché viene tradizionalmente eseguita alla ritirata dell’Addolorata (il Venerdì di Passione) e della Pietà (il Sabato Santo). La marcia prende il nome dall’inno liturgico, scritto in latino da Jacopone da Todi (Stabat Mater dolorosa / iuxta crucem lacrimosa…) e sta ad indicare la presenza di Maria ai piedi della Croce o seduta ad un masso tenendo sulle ginocchia il corpo esanime di Gesù.
La bellezza dei versi e il loro uso liturgico hanno richiamato l’attenzione di molti compositori in tempi e modi diversi: in particolare, è stato musicato oltre che da Rossini, da grandi musicisti come Scarlatti, Pergolesi, Verdi, Donizetti, Dvorak, Vivaldi.
Lo Stabat Mater di Rossini fu composto nel 1832 ed eseguito l’anno successivo nella Cappella di San Felipe el Real di Madrid. Per una composizione così lontana geograficamente l’impegno di Rossini non fu certo massimo: dei dieci brani della sequenza solo sei vennero composti da Rossini mentre un collaboratore, Giuseppe Tadolini, realizzò i rimanenti quattro.
Nel 1841 si rischiò la pubblicazione della composizione in questa forma spuria e Rossini ebbe quindi lo stimolo di revisionare l’intero spartito e comporre i quattro numeri mancanti. La prima “ufficiale” avvenne il 7 gennaio del 1842 al Theatre des Italiens a Parigi.
A proposito di questa marcia, dobbiamo fare un po’ di chiarezza. Esistono due versioni per banda dello Stabat: la n. 1 e la n. 2. Come ha scritto Giovanni Antonio del Vescovo, la versione che solitamente ascoltiamo, la numero 1, è una riduzione fatta da un anonimo musicista molfettese. Infatti nel manoscritto conservato presso la Biblioteca Comunale “G.Panunzio” di Molfetta leggiamo nel foglio iniziale: «Marcia funebre sui motivi dello Stabat Mater del maestro Gioacchino Rossini. Molfetta, febbraio 1928», senza alcuna indicazione relativa all’autore. Al di sotto della data, figura il nome di «Vincenzo Avellis», un noto copista che in quell’anno avrebbe provveduto alla trascrizione della marcia. Una conferma ulteriore del fatto che la n.1 sia di anonimo, la si ottiene da un altro manoscritto della Biblioteca Comunale: un libretto risalente al 1895, del primo bombardino. Esso consta di 17 marce in repertorio della banda di fine Ottocento. Una di queste marce è indicata semplicemente col titolo di “Stabat di Rossini”.
La versione n. 2, invece, è una splendida riduzione dell’opera rossiniana, operata dal Maestro Francesco Peruzzi nel 1927 e dedicata a suo figlio Giuseppe Peruzzi junior, come leggiamo nel 1°foglio della partitura conservata nell’archivio dell’Arciconfraternita della Morte: «Stabat Mater n.2 di Gioacchino Rossini. Ridotto a marcia funebre per banda. Partitura. A mio figlio Giuseppe Peruzzi, Presidente, e agli amici Vito Binetti e Giovanni Abbattista, componenti l’Amministrazione dell’Arciconfraternita della Morte, offro questo modesto lavoro. Molfetta, dicembre 1927. Francesco Peruzzi». Questa marcia, come sostiene l’autore citato, venne eseguita fino al 1935, data dalla quale la marcia non figura più nei nuovi libretti ricopiati da Avellis, rimanendo in uso sino ad oggi solo la “n. 1”.
Ancora un pensiero del compianto scrittore Gerardo de Marco: «Intorno ai tradizionali eventi della Passione, i molfettesi hanno saputo creare una cornice di misticismo religioso ed intensa spiritualità che, da secoli trasmessi da padre a figlio, continuano ad affascinarci e commuoverci».

* Testo a cura del prof. Cosmo Tridente.
* Foto Archivio privato del dott. Francesco Stanzione. 

domenica 29 ottobre 2017

29 ottobre 2007 - 29 ottobre 2017 - Dieci anni online


Il 29 ottobre 2007 lanciavo online questo Blog dal nome "La mia Settimana Santa".
Ero all'epoca Priore della venerabile Arciconfraternita della Morte di Molfetta e stavo da poco introducendomi nella conoscenza di quello che è attualmente il vastissimo universo della Settimana Santa nel web.
Tutto nacque per caso e senza alcuna pretesa, in seguito all'aver scoperto, digitando su Google le parole "processione dei Misteri", il sito "Processione Misteri di Trapani" dell'amico Beppino Tartaro, che a giusta ragione può essere considerato il padre e precursore di tutti i siti internet sulla Settimana Santa in Italia.
Questo sito mi piacque tantissimo, al punto che sentii anch'io il desiderio di diffondere in rete la bellezza e la unicità dei riti della Settimana Santa a Molfetta, ma dal mio personale punto di vista.
Mai però avrei immaginato che avrebbe incontrato tanto favore ed interesse da parte degli appassionati di queste tradizioni, al punto da contare ad oggi la bellezza di quasi 350.000 visite.
In seguito, agli inizi del 2010, ho affiancato al preesistente Blog anche il sito "La mia Settimana Santa".


Questo il testo con il quale, il 29 ottobre 2007, presentai la nascita del blog.

Nell'era di internet è diventato di moda poter disporre di un sito personale per motivi che variano da persona a persona.
Un po' sull'onda di questa tendenza, un po' per diletto, ma soprattutto per rendere partecipi delle mie emozioni quanti condividono con me lo stesso amore per i Riti della Settimana Santa, anche io ho voluto avere un sito tutto mio, questo sito appunto, che ho voluto chiamare "La mia Settimana Santa".
Avrei potuto chiamarlo con tanti nomi che si riferissero alle nostre tradizioni pasquali, invece ho preferito definirlo come qualcosa che appartenesse solo a me e che indicasse a tutti come la Settimana Santa è da me vista con gli occhi e con la mente.
Tutto quello che io pubblicherò, sarà il frutto di come dal punto di vista estetico intendo la Settimana Santa e di quello che per me rappresenta, in quanto cattolico.
Mi auguro quindi di riuscire a trasmettere a quanti visiteranno questo sito le mie stesse sensazioni ed il mio modo di intendere queste bellissime tradizioni, considerando che esse rappresentano eventi religiosi che solo ed esclusivamente come tali vanno trattati.

* Testo e foto a cura del dott. Franco Stanzione.

domenica 15 ottobre 2017

15 ottobre 2017 - Processione dei SS. Medici di Bitonto


Sul sito La mia Settimana Santa, nella Galleria Fotografica della sezione dedicata ai SS. Medici di Bitonto, ho pubblicato il 


della processione dei SS. Medici Cosma e Damiano, svoltasi il 15 ottobre 2017.


* Testo e foto a cura del dott. Francesco Stanzione.

venerdì 23 giugno 2017

18 giugno 2017 - La Sagra dei Misteri di Campobasso (2^ parte)

Sul sito La mia Settimana Santa, nella sezione Tradizioni di mio interesse, ho pubblicato nella GALLERIA FOTOGRAFICA della Sagra dei Misteri di Campobasso, la 



* Testo e foto a cura del dott. Francesco Stanzione.

domenica 18 giugno 2017

18 giugno 2017 - La Sagra dei Misteri di Campobasso (1^ parte)

Ancora una volta la Sagra dei Misteri di Campobasso torna a stupire con i suoi diavoli ed angeli che svolazzano per la città nel giorno del Corpus Domini.


Dopo la S. Messa celebrata dal Vescovo di Campobasso Mons. Giancarlo Maria Bregantini all'interno del Museo dei Misteri, si è proceduto come al solito alla "Vestizione" dei Misteri.


Sul sito La mia Settimana Santa, nella sezione Tradizioni di mio interesse, ho pubblicato nella GALLERIA FOTOGRAFICA della Sagra dei Misteri di Campobasso, la 



* Testo e foto a cura del dott. Francesco Stanzione.

mercoledì 7 giugno 2017

Alla Madonna dei Martiri

A cura del prof. Cosmo Tridente

 
 
ALLA MADONNA DEI MARTIRI
 
PATRONA MELPHICTENSIUM
   
«Salve o Maria, Regina dei Martiri, noi molfettesi residenti e sparsi per il mondo ti amiamo intensamente perché sei la nostra Protettrice e la nostra Madre di misericordia.

I nostri avi ti hanno sempre invocata chiamandoti “Médonnë dë lë Mértër’a Méri” (Madonna dei Martiri Maria). E noi continuiamo a invocarti con quel titolo supplicandoti di proteggere la nostra città, i nostri naviganti, i nostri emigrati. Sorreggi l’umanità nel suo futuro incerto; guida i sogni dei giovani al loro compimento; rinfranca le famiglie fragili e smarrite; riconduci i lontani, feriti dalla vita, alla casa del Padre; proteggi i piccoli, gli emarginati, chi è solo e senza amore, chi è malato, abbandonato, senza dignità né beni.

Ascolta i tanti molfettesi che si recano nel tuo Santuario per confidare a Te le loro gioie, i loro traguardi faticosamente raggiunti, le loro angosce, i loro drammi, i loro dubbi, le loro ansie, le loro delusioni, le loro tristezze, le loro disperazioni, sicuri di trovare lì un cuore materno pronto ad esaudire le loro preghiere, ad asciugare le loro lacrime, ad alleviare con carezze di madre le loro sofferenze, in questi tempi particolarmente difficili per l’umanità.

Aiutaci, o Madre, a mantenere accesa la fiaccola della fede e della speranza, specie nei momenti della vita quotidiana quando ci sentiamo stanchi, affaticati e depressi. Siedi accanto a noi e confortaci.

Fa’ che al termine dei nostri giorni possiamo venire incontro a Te in una festa senza fine, là dove i nostri occhi vedranno il Tuo volto risplendere di una dolcezza e di un amore infinito.

Noi ti preghiamo, o Maria, non lasciarci soli. Abbiamo bisogno di te. Non attendere la nostra implorazione. Anticipa ogni nostro gemito di pietà “O fiore di grazia gentile, Signora dei Martiri bella”».
                                                                                    
Preghiera pubblicata su “L’altra Molfetta” n. 9 di settembre 2014 (inserto speciale).

domenica 4 giugno 2017

Dalle "Sacre Rappresentazioni" Medioevali ai Misteri di Campobasso

Come ormai consuetudine, anche quest'anno il mio carissimo amico Giovanni Teberino mi ha invitato a scrivere un articolo da pubblicare sul numero unico "La Domenica dei Misteri" che viene distribuito a Campobasso in occasione della festa del "Corpus Domini".
Pertanto, nell'approssimarsi della

"Sagra dei Misteri di Campobasso" 

che si svolgerà quest'anno il 18 giugno, sul sito La mia Settimana Santa, nella sezione dedicata a
 

ho pubblicato il mio articolo dal titolo
 

tratto dalla rivista "La Domenica dei Misteri" di giugno 2017.


* Testo a cura del dott. Francesco Stanzione
* Foto tratte dal sito Misteri e Tradizioni.