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QUESTO SITO STA CON IL PAPA

Online da lunedì 29 ottobre 2007 - Visualizzazioni totali

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venerdì 6 febbraio 2015

De Passione Domini Nostri Jesu Christi Secundum Melphictam

Sabato 21 febbraio 2015 - Museo Diocesano di Molfetta
Presentazione dei volumi
del dott. Francesco Stanzione


Introdurrà il dott. Vito Cozzoli.
Interverranno: l'autore dott. Francesco Stanzione e mons. Domenico Amato, Vicario Generale della Diocesi.
Modererà: Lucrezia D'Ambrosio, giornalista de "La Gazzetta del Mezzogiorno".



* Testo e foto a cura della Editrice L'Immagine (1).
* Foto tratta da "L'Altra Molfetta" di febbraio 2015 (2).

martedì 13 gennaio 2015

Omaggio ad Antonio de Marco

Oggi, 13 gennaio 2015, in Giovinazzo dove era residente da un decennio, si è spento all'età di 88 anni Antonio de Marco, ultima mitica figura della originaria ed ineguagliabile "Bassa Musica Città di Molfetta".

 Antonio de Marco (1983)

Antonio de Marco lo ricordo da sempre nella Bassa Musica, in apertura delle nostre processioni della Settimana Santa; insieme a Tommaso Marinelli, deceduto nel dicembre 2005, si alternava al flauto, al tamburo o alla grancassa, nella esecuzione di quelle lamentevoli note  orientaleggianti che precedono il cosiddetto "ti-tè".

Uscita del Sabato Santo (1973)

Giovedì Santo davanti a S. Stefano (2011)

Con lui scompare l'ultimo protagonista della "colonna sonora" della Settimana Santa molfettese del tempo che fu.
Tutti quelli che amano le tradizioni pasquali della nostra città e lo hanno conosciuto, lo ricorderanno per sempre.

* Testo a cura del dott. Francesco Stanzione.
* Foto Archivio privato del dott. Francesco Stanzione.

venerdì 2 gennaio 2015

Segnale stradale inopportunamente apposto davanti alla Chiesa di Santo Stefano


Sul numero di giugno 2012 de “L’Altra Molfetta” fu dato spazio ad una mia osservazione circa la inopportunità di aver collocato, immediatamente a ridosso della lapide commemorativa apposta sulla facciata della casa natia dello scultore Giulio Cozzoli, in via Rattazzi civico 33 (apposta peraltro dalla Municipalità di Molfetta nel 1957), un cartellone stradale indicante il parcheggio a pagamento lungo il marciapiede antistante.
Indipendentemente da qualsiasi giudizio nel merito, quel cartellone (a distanza di due anni e mezzo) è ancora lì e non posso pensare che nessuno tra gli amministratori della cosa pubblica molfettese abbia letto nulla, dal momento che è notorio che si informano di qualsiasi cosa venga scritta sulle riviste locali, nel timore che si parli di loro (male, ovviamente); mi viene da pensare che il decoro urbano e la cura della città non siano negli interessi di chi amministra.
Fatto sta che, recentemente, un altro segnale stradale è stato inopportunamente (o inavvedutamente) apposto in un altro sito della città: esattamente davanti alla Chiesa di Santo Stefano, costituendo non solo un disturbo di natura estetica, ma soprattutto funzionale. Mi spiego.
Si tratta di un di un palo con un segnale di divieto di sosta, immediatamente prima di strisce pedonali dopo le quali è disegnata una segnaletica orizzontale (per terra, ovviamente) indicante sempre il divieto di parcheggio in tutto il tratto evidenziato, come ben si vede nella foto.
Domanda: se c’è già una segnaletica orizzontale, a che serve mettere un altro palo sul marciapiede, contribuendo ancor più al proliferare di pali che a Molfetta ormai quasi impedisce, in alcune vie, di poter camminare con un ombrello aperto quando piove, per mancanza di spazio? Molfetta è assediata da una segnaletica stradale verticale numericamente sproporzionata rispetto al necessario (si potrebbe realizzare un album fotografico di tutte le brutture create da questa situazione … una per tutte il divieto di accesso di fianco all’Arco della “Terra”).
Ho parlato però di disturbo di carattere funzionale e perché?
Per il semplice motivo che, confrontando le altre altre foto allegate, si nota subito che dietro quel palo apposto di recente, prendono posto due delle statue dei Misteri al momento della ritirata della processione del Venerdì Santo, anzi la statua di Cristo alla colonna verrebbe da quel palo addirittura occultata. Ancora, per chi ben conosce come avvengono certe cose al momento della ritirata dei Misteri … non ci sarebbe nemmeno il giusto spazio di manovra per consentire il rientro in chiesa della statua, a causa della lunghezza delle “sdanghe” su cui è collocata la base.
Mi chiedo: possibile che nessuno dei confratelli di S. Stefano, che la domenica fanno salotto proprio su quel tratto di marciapiede, si sia mai accorto di questa situazione? Possibile che nessuno abbia fatto alcun tipo (fino ad ora) di segnalazione per lo meno all’Amministrazione dell’Arciconfraternita che forse lo avrà notato, ma si è comunque “astenuta” da qualsivoglia azione, considerando forse che essendo a fine mandato non ne valesse la pena?
Spero solo che esista qualche amministratore di questa città  che, leggendo quanto da me lamentato, sia così sensibile da accoglierlo e di porre il giusto rimedio, invitando chi di dovere a rimuovere l’inconveniente qui esposto: quanti ancora a Molfetta hanno ancora un po’ di buon gusto e di senso estetico gliene renderanno merito.

                                                                 dott. Francesco Stanzione  

* Testo e foto tratti dal n° 1 di Gennaio 2015 della rivista mensile "L'altra Molfetta".

lunedì 29 dicembre 2014

La Terra nel mistero dell’Universo

A cura del prof. Cosmo Tridente.

Nell’immenso
spazio celeste
ove tutto è eterno,
divino il silenzio,
arcano l’eco di
suoni soffusi di
mistero, cerco te,
o Signore.
I miei pensieri
vagano senza meta
come polvere nel
vento per vie senza
nome e senza luce.
Ma poi tutto
svanisce ed io
mi ritrovo
ad ascoltare i battiti
del mio cuore,
fedele compagno
delle mie
solitudini.


* Testo a cura del prof. Cosmo Tridente.
* Foto tratta dal web.

venerdì 5 dicembre 2014

Campobasso - Presentazione della XVIIIª edizione del Calendario dei Misteri

Sarà presentato sabato 6 dicembre 2014 alle ore 17.30 nella sala degli Ingegni “Cosmo TEBERINO” al Museo dei Misteri di Campobasso la XVIIIª edizione del Calendario dei Misteri 2015. 
 
 
Rappresentare i tredici Misteri da tredici differenti punti di vista. Con questo proposito l’Associazione Misteri e Tradizioni ha chiesto a tredici pittori molisani di offrireil proprio contributo per la realizzazione della diciottesima edizione del Calendario dei Misteri. Piero Romagnoli, Bianca Marracino, Rosa Maria Socci, Antonio D’Attellis, Giuseppe Passarella, Antonio Mazziale, Antonella de Rensis, Giovanni Antonioli, Annalisa Cerio, Vincenzo Frisco, Francesco Rizzi, Antonio Cerino e Giulio Oriente hanno accettato con entusiasmo l’invito e ognuno di loro ha ricevuto una tela bianca formato 80×100 conl’unico vincolo di realizzare un dipinto cherappresentasse il Mistero assegnato a ciascuno per estrazione. 
Gli artisti, messi nelle condizioni di esprimere liberamente il proprio talento personale e di utilizzare le tecniche e lo stile più congeniali, hanno dato vita ad opere di tipologia molto diversa che coesistono armoniosamente in una interessante ed inconsueta raccolta. Alcuni di loro hanno privilegiato l’aspetto descrittivo riproducendo il Mistero nei minimi dettagli, altri hanno scelto di contestualizzare l’Ingegno nell’ambito della sfilata processionale o hanno preferito focalizzare l’attenzione su un elemento della struttura inequivocabile e particolarmente significativo. Non è mancato poi chi ha deciso di trarre ispirazione da fotografie antiche o recenti e chi si è affidato alla propria personale sensibilità.
Le tredici opere realizzate resteranno patrimonio dell’Associazione Misteri e Tradizioni e saranno collocate in mostra permanente al Museo dei Misteri nella Sala degl Ingegni “Cosmo Teberino”. La copertina del Calendario è dedicata all’artista Antonio Pettinicchi, recentemente scomparso, e riproduce, grazie alla cortese concessione dei familiari, l’opera che l’artista campobassano ha realizzato per il manifesto ufficiale della Processione dei Misteri del 1994. 
La realizzazione del Calendario non sarebbe stata possibile senza le fotografie di Francesco Stanzione, che ha ritratto uno per uno i tredici Misteri, gli scatti artistici di Roberto de Rensis che ha immortalato i tredici artisti e le loro opere, il generoso contributo degli amici che hanno offerto la propria sponsorizzazione: Studio Odontoiatrico dott. Ioffredi, studio House, Albanese Perforazioni, Vanity Gold, Banca dell’Adriatico, Il diavolo dei Misteri, Latteria del Molise, Generali Assicurazioni, Caffè Gilotti, Centro Allarme Molise, Obietivo Benessere, Tappezzeria di Tota, Il mio Presepe. 
Stampato in 3000 copie numerate, il calendario sarà disponibile dal giorno della presentazione al Museo dei Misteri in via Trento, 3 a Campobasso con un piccolo contributo di 3,00 euro, inoltre lo si potrà scaricare dal sito ufficiale dell’Associazione www.misterietradizioni.com

* Testo e foto tratti da informamolise.com.

mercoledì 19 novembre 2014

Culto delle immagini: I "santini" nella pietà popolare

A cura del prof. Cosmo Tridente.

Un appuntamento importante per la Chiesa, nel mese di novembre, è rappresentato dalla festività di Ognissanti, detta anche di “Tutti i Santi” (in latino: Festum Omnium Sanctorum), in occasione della quale si onorano non soltanto i santi iscritti nel martirologio romano, ma tutti i  giusti di ogni lingua, di ogni razza e di ogni nazione, i cui nomi sono scritti nel libro della vita e che godono la gloria del Paradiso. Una ricorrenza di notevole rilevanza per la Chiesa che celebra tanti uomini e donne che hanno dato tutto per la fede e sono diventati per noi «modelli di vita e insieme potenti intercessori».
La devozione ai santi, però, non viene praticata solo in chiesa ma anche attraverso la riproduzione in miniatura delle immaginette sacre, chiamate comunemente santini. Questa speciale iconografia di piccolo formato ha accompagnato la storia della Chiesa specificamente fra il XIV secolo e la prima metà del XX secolo, periodo questo cui corrisponde l'iniziale produzione e la sua maggiore diffusione.


Tutti i santini hanno un recto e un verso: come le medaglie o le monete e, come sanno bene i collezionisti di oggetti numismatici, si tratta della facciata A e della parte posteriore. Sui santini, com’è noto, la parte posteriore contiene spesso una preghiera dedicata al santo o all’immagine religiosa raffigurata, nonché la data di stampa, il nome della ditta stampatrice e l’imprimatur di un’autorità religiosa. A volte, sono presenti anche notizie biografiche sulla vita del santo o beato raffigurato. Possono essere riportate anche preghiere e orazioni in forma poetica con strofe spesso fatte da quartine di versi senari, settenari e rima baciata o incrociata, non sempre grammaticalmente corretti. Possiamo leggere preghiere o espressioni in latino come ad esempio: Consolatrix Afflictorum, sull’immagine dell’Addolorata; Stabat Mater dolorosa, iuxta crucem lacrimosa, su quella della Pietà; Veni Sancte Spiritus, sull’immagine dello Spirito Santo; Ad Sacratissimi Cordis Jesu, sull’immagine del cuore di Gesù; Sancte Michaël Arcangele, defende nos in proelio, ut nos pereamus in tremendo iudicio, sull’immagine di S. Michele Arcangelo; Ecce Crucem Domini! Fugite partes adversae! Vicit Leo de tribu Juda, Radix David! Alleluia! su quella di S. Antonio da Padova; oppure: Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat, Christus ab omnimalo nos defendat, sull’immagine di S. Brigida; o anche: Quando corpus morietur, fac, ut animae donetur Paradisi gloria, sulla figurina che commemora le anime dei defunti.

 
Un tempo i santini venivano distribuiti in chiesa (il luogo più naturale) durante le sacre funzioni e ciascuno amava conservarli nel messale, nel portafogli, nel taschino della giacca o affiggerli dietro la porta di casa, nel negozio, nella stalla, nei luoghi di lavoro. Si inserivano altresì, per buon auspicio, nei materassi di lana e nella coperta imbottita (u cheltrìdde) delle coppie prossime alle nozze. Infatti, quindici giorni prima del matrimonio in casa della futura sposa c’era la festa dell’imbottito durante la quale veniva riempita una coperta di bambagia e, all’interno della trapunta, si inserivano le figurine di s. Anna, s. Antonio, s. Giuseppe, santi Medici o altri santi a giudizio degli addetti ai lavori.


Le immagini avevano, in linea con il magistero della Chiesa, due funzioni fondamentali: quella di divulgazione della vita dei santi e quella edificante di incitare alla pietà cristiana; inoltre, essendo dedicate a una devozione privata, rispondevano a un bisogno primordiale di protezione: non a caso i santi più venerati erano quelli che proteggevano la salute. Il "patronato" a volte era attribuito in base al martirio del santo: per esempio san Bartolomeo proteggeva contro le malattie della pelle in quanto era stato scorticato vivo; altre volte la devozione popolare attribuiva le protezioni sulla base di assonanze fonetiche del nome: santa Lucia, il cui nome ha la stessa radice del latino "luce", proteggeva il "lume" degli occhi. Alla devozione al santo si legava la fiducia nel potere taumaturgico delle reliquie contenute nel santino e poi una fiducia scaramantica in un potere quasi magico delle immagini.
In casa il mobile-santuario per eccellenza era il comò: infilati tra lo specchio e la cornice di legno, era tutto un mondo di fede e di memoria. Accanto alle fotografie dei propri defunti (rècchi’ è pàsce all’énema sò) o a quelle dei figli emigrati (Ciccìllë, Nocchèll, cumbà Damién, Sabbéll, Petrùccë, Mériétt, Paulùccë, Nofarùddë, ecc) tanti santini erano lì in bella mostra, a volte ingialliti e usurati dal tempo, ma sempre venerati con fede e illuminati dalla luce fioca di una lucerna.
Verso queste immaginette gli atteggiamenti erano senz’altro di rispetto: se fatte cadere inavvertitamente, esse venivano devotamente raccolte e baciate prima di rimetterle al loro posto; gettarle via o addirittura strapparle era considerato quasi un sacrilegio e potevano essere distrutte solo dalla fiamma, dopo aver recitato una preghiera. Si accostavano, altresì, alle labbra dei pargoletti dicendo loro: Dà u bacéttë a déddé! (déddé era il nome infantile dell’immagine sacra).
Conservare questi oggetti, per quanto semplici e umili, significa ricordare i valori cristiani e popolari che incarnano. Sono come delle silenziose reliquie che testimoniano la fede semplice e vissuta per lo più nel segreto e nell’intimità del focolare domestico. In particolare, le immagini dei santi Patroni costituiscono, specie per gli emigrati, un modo di rimanere in contatto con la propria terra e con le proprie tradizioni.

Piccole superfici di carta o di pergamena venivano intagliate con pazienza e traforate con le forbicine oppure puntiate con l’ago, per creare fragili e deliziosi pizzi. Al centro di ciascun esemplare era dipinta o fissata la sacra effige del Cristo o della Vergine o di un santo. Le immaginette della Prima Comunione riportavano il nome del comunicando, la data e la chiesa, con qualche frase più o meno poetica. Abbinati erano i simboli della Comunione: il calice, la spiga di grano, la fiamma dello Spirito Santo ecc. L’immaginetta di un defunto, in questo caso si chiamava luttino, riportava il volto della Vergine Addolorata per le donne e il Cristo in croce per gli uomini. Tale iconografia è ormai andata in disuso, essendo stata sostituita dalla foto del defunto con una breve prece ricordo.
Oggi le occasioni in cui le immaginette vengono utilizzate sono sempre più rare. I santini moderni riproducono, nella migliore delle ipotesi, delle icone bizantine, ritenute ricche di spiritualità, ma forse troppo distanti dalla cultura occidentale e troppo lontane da coloro che amano l'immaginetta sacra non solo come fenomeno di devozione popolare, ma anche come espressione artistica.

* Testo a cura del prof. Cosmo Tridente.
* Foto tratte dal web.

domenica 19 ottobre 2014

19 ottobre 2014 - Processione dei SS. Medici di Bitonto


Sul sito La mia Settimana Santa, nella Galleria Fotografica della sezione dedicata ai SS. Medici di Bitonto, ho pubblicato il 


della processione dei SS. Medici Cosma e Damiano, svoltasi il 19 ottobre 2014.

http://lamiasettimanasanta9a9.blogspot.it/

* Testo e foto a cura del dott. Francesco Stanzione.