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domenica 5 aprile 2009

3 aprile 2009 - La processione dell' Addolorata attraverso gli scatti di Foto Umberto

Ad appena tre giorni dalla processione dell' Addolorata di Molfetta, ecco un reportage fotografico realizzato da Foto Umberto.
Poichè il sito è dedicato alla "mia" e non di altri "Settimana Santa", non si meravigli nessuno della mia presenza in tante foto ... in fondo qui io propongo quello che in me e solo in me provocano queste tanto amate tradizioni.
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Infatti ho voluto ricordare questi momenti avendo accanto due dei miei tre nipoti, Mario e Bruna Stanzione, figli di mio fratello.
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Quest' anno ho avuto il piacere di conoscere il sig. Anthony Magarelli, figlio della signora Antonetta che nel 1958 donò all' Arciconfraternita della Morte la attuale stupenda statua dell' Addolorata, opera di Giulio Cozzoli.
Antony Magarelli è venuto appositamente dagli U.S.A., dove risiede, per rivedere dopo tantissimi anni le nostre processioni della Settimana Santa.
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L' Amministrazione dell' Arciconfraternita della Morte.
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Qui sono con il mio carissimo amico don Mimmo Minafra, vice parroco del Santuario dei SS. Medici di Bitonto e grandissimo "innamorato" della nostra bellissima Addolorata.
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Da quando sono Priore dell' Arciconfraternita della Morte ho sempre avuto un grande legame di amicizia con tutti i componenti della Banda S. Cecilia di Molfetta.
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Infine una foto che mi ritrae col mio amico Sindaco di Molfetta e Senatore della Repubblica, nonchè confratello Antonio Azzollini che ringrazio ancora una volta per quanto ha fatto ed ancora farà per la nostra Arciconfraternita e per la città.
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* Testo di Franco Stanzione.
* Foto di Foto Umberto - Molfetta.

sabato 4 aprile 2009

La Settimana Santa a Conversano (BA)

Questa mattina ho ricevuto una e-mail da parte di Vito Antonio Galasso, Responsabile ACg della Basilica Cattedrale di Conversano, che mi segnala i riti della Settimana Santa della sua città:
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Carissimo dott. Stanzione
con ammirazione Le scrivo dopo aver visto il suo impegno nella valorizzazione dei riti della Settimana Santa, il suo sito è un punto di riferimento anche per chi sa poco o nulla delle tradizioni.
Le scrivo da Conversano (Ba), cittadina del sud est barese, Diocesi di Conversano-Monopoli, e precisamente sono il Responsabile dei Giovani di Azione Cattolica operante nella Basilica Cattedrale.
Le Vorrei segnalare i nostri riti.
Le invio due links:
http://cattedraleconversano.blogspot.com sito della nostra Parrocchia dove potrà trovare le date della nostra Settimana Santa e
http://proloco-conversano.blogspot.com dove vengono descritti i riti pasquali.
Buona Settimana Santa.
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.... ed io volentieri lo accontento.
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Conversano, come altre città della Puglia, è caratterizzata dai riti della Settimana Santa che hanno il loro culmine nelle giornate del giovedì e del venerdì santo. Il primo appuntamento è rappresentato dalle "Via Crucis" che, come da tradizione, si svolgono nelle diverse parrocchie della città tutti i venerdì di quaresima, in particolar modo la via crucis che viene celebrata nelle prime ore pomeridiane nella chiesa di Santa Maria dell'Isola dove viene conservato il Cristo Nero.
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Il Venerdì precedente la Domenica delle Palme queste Via Crucis si svolgono nei diversi quartieri della città, sono organizzate dalle parrocchie e caratterizzate dal fatto che si tengono nelle ore serali, Conversano in questo modo si prepara a quelli che sono i riti della settimana santa, riti ricchi di suggestione e tradizione.
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Domenica delle Palme:
In questo giorno festivo, in cui si ricorda l'entrata di Gesù a Gerusalemme, tanti i bambini che affollano le strade per vendere le "palme" da loro confezionate; tutte le parrocchie celebrano la S. Messa delle Palme; di notevole importanza la S. Messa che si svolge in Basilica Cattedrale, presieduta dal Vescovo Diocesano Mons. Padovano.La tradizione vuole che la gente compri le palme benedette durante le celebrazioni e le porti al cimitero presso i propri cari estinti.
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Martedì Santo:
Quest'anno la giornata sarà dedicata alla "Passione Vivente", manifestazione nella quale vengono raccontate le ultime ore di vita di Cristo, dall'Ultima Cena alla Crocifissione.La rappresentazione ha come scenario i meravigliosi scorci della città di Conversano, le strade sono illuminate da fiammelle e l'intero centro cittadino è avvolto da un'aria mistica.
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Giovedì Santo: Questo giorno è caratterizzato da due importati eventi religiosi:
- il primo che si svolge in mattinata, in Basilica Cattedrale, chiamato "Santa Messa Crismale" (funzione dell' olio santo), a cui partecipano tutti i sacerdoti della Diocesi;
- il secondo si svolge nelle ore serali, quando si celebra l'ultima cena "S. Messa in Coena Domini", e si colloca la Pisside nel sepolcro per l'adorazione dei fedeli (La Pisside è un oggetto
liturgico usato per conservare le ostie consacrate dopo la Celebrazione Eucaristica).
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Tutte le chiese di Conversano vengono affollate da fedeli che visitano, in tutta la serata del giovedì, fino a tarda notte, i "Sepocri"; i cittadini dopo aver fatto "il giro dei Sepolcri ", si dirigono presso il monastero di Santa Maria dell'Isola, dove l'antico crocifisso del Cristo Nero viene esposto al culto dei conversanesi, i quali, spesso a piedi, raggiungono il complesso monastico per baciare il piede della sacra effige. Presso il Calvario, costruzione celebrativa fatta edificare a Conversano in Via Golgota ad opera dell'architetto Sante Simone all'inizio del 1900, lungo la strada che porta al cimitero, si riuniscono diverse famiglie attorno ad un grande Falò ed alla statua della Vergine Addolorata, per aspettare fino alle prime luci dell'alba il giorno del Venerdì Santo.
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Venerdì Santo:
Alle prime luci dell'alba (intorno alle ore 04,00) il Cristo Nero viene portato in processione dal Monastero di S. M. dell'Isola per percorrere le strade di Conversano, e per arrivare intorno alle ore 10.00 in piazza Conciliazione dove il Vescovo, dal balcone del Palazzo dell'Episcopio, benedirà la popolazione con la statua del Cristo. Questa processione ha una particolarità la statua del Cristo si ferma in diversi punti della città, appoggiato su cuscini decorati da ghirlande di fiori, per essere baciato dai conversanesi.
La tradizione vuole che il Cristo arrivi sempre prima della statua della Vergine Addolorata, la quale incomincia dalla Chiesa del Carmine, in tarda mattinata, il suo angoscioso peregrinare per le strade di Conversano alla "ricerca" del Figlio. La processione si apre con la croce con una corona di spine, a seguire le donne con candele votive e i confratelli della Chiesa del Carmine con la croce arrecante tutti i simboli della Passione di Cristo, infine la banda che intona marce funebri e la sinfonia del "Trovatore" di Giuseppe Verdi.
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Nel pomeriggio del venerdì, poi, il momento più suggestivo dei riti pasquali con la processione delle statue dei "Misteri", che rappresentano Passione e morte di Cristo e di una seconda statua della Vergine Addolorata, venerata nella chiesa del Purgatorio.
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A Conversano, come nella maggior parte dei paesi della Puglia, le processione dei "Misteri" risalgono ai tempi del medioevo; originariamente si svolgevano all'interno dei monasteri e dei luoghi di culto.Successivamente intorno al 1600, cominciano le manifestazioni esterne della Passione di Cristo; in particolar modo, a Conversano, nel 1655, due sacerdoti, don d'Ambrosia e don Quagliarella, fecero edificare la chiesa della Passione , con l'intento di stimolare i fedeli al Mistero Pasquale.In questa chiesa, pertanto, ritroviamo le sacre effigi dei "Misteri" che, nelle ore tardo pomeridiane del venerdì santo, sono portate processionalmente lungo le vie della città, con un ritmo cadenzato dalle marce funebri e dai canti del Miserere.
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Processione che, come vuole la tradizione, avanza a passo lento tra due ali di folla che si segna, si esalta, si inginnocchia, prega, ammira i portatori di statue e i confratelli con i ceri in mano e la corona di spine sul capo; e quindi i vari figuranti, i giovani portatori di "lampari" e "trionfi"(composizioni floreali) e, sopratutto, la gente ammira i ragazzi che, come da tradizione, portano le "forcelle" su cui poggiano le sacre immagini durante le tante soste della lunga "marcia penitenziale", chiusa dal Sacro Legno con la reliquia della Croce Santa del Cristo, portata dal Vescovo insieme con i massimi rappresentanti del Capitolo Cattedrale. Le statue che si conservano nella chiesa della Passione sono di antica fattura , ad ognuna di essa corrisponde una "congrega" in ordine alla confraternita di appartenenza; i simulacri sono undici, tutti in cartapesta con dettagli in terracotta e di scuola leccese, tranne l' Addolorata, che peraltro nella processione del Venerdì viene sostituita da quella dell'Arciconfraternita del Purgatorio. Di esse, alcune sono antiche e risalenti al XVIII secolo, come il "Calvario" e "Gesù Morto" ("Cataletto") appartenenti alla chiesa della Passione, nonchè il gruppo delle "Maddalene", di proprietà del Comune. Le più recenti, invece, sono le immagini raffiguranti alcuni personaggi della vita di Cristo - San Pietro, San Giovanni e la Veronica - donate all'inizio del '900 dalle confraternite di San Rocco e dell'Annunziata (entrambe estinte) e dal Vescovo mons. Antonio Lamberti (Ordinario Diocesano dal 1897 al 1917).
Sempre del '700 sono le altre statue, che rappresentano i momenti fondamentali della Passione:

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"Gesù che prega nell'Orto degli Ulivi"
di proprietà della Confraternita di S. M. La Nova
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"Cristo alla Colonna"
di proprietà della Confraternita di San Leonardo
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"Cristo Flagellato" ("Ecce Homo")
di proprietà della Confraternita del SS. Sacramento
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"Cristo con la Croce "
di proprietà della Confraternita dell'Immacolata Concezione
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Il Calvario
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Le Maddalene
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Il Cataletto
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Il Saluto della statua dell'Addolorata a Gesù Morto, in P.zza XX Settembre, a conclusione della lunga processione dei misteri; i cantori intonano il "miserere" e il "maria dolente" , canti alternati da marce funebri. E' tradizione che tutte le statue dei Misteri si girano rivolte alla Vergine Addolorata, lungo Corso Umberto I prima di rientrare nella Rettoria della Passione; successivamente la statua dell'Addolarata fa rientro nella Chiesa del Purgatorio seguita da numerosi fedeli che l'accompagnano pregando.
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L' Addolorata
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I Misteri rientrano, a loro volta, nella Chiesa della Passione al ritmo cadenzato delle marce funebri; il Cataletto è l'ultimo a rientrare e prima di varcare la soglia della chiesa si suole dondolarlo come una culla, i cantori del miserere intonano le nenie e così che si conclude il Venerdì Santo nelle tarde ore serali.
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* Testo e foto tratti da: http://proloco-conversano.blogspot.com

giovedì 2 aprile 2009

La Veronica nella tradizione e nella cronistoria della Arciconfraternita della Morte

A cura del Prof. Cosmo Tridente.
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La Veronica è la seconda statua dello scultore Giulio Cozzoli ad uscire in processione dalla chiesa del Purgatorio il sabato santo. E’ portata a spalla dagli aderenti alla Confraternita di Maria SS. del Carmine che indossano: camice e cappuccio bianchi, mozzetta e cingolo con fiocco lilla-viola, al collo laccio lilla-viola con piastra di metallo riproducente la Madonna del Carmine.
Chi era la Veronica?
Anzitutto il nome “Veronica”, derivante dall’accostamento dell’aggettivo latino vera al sostantivo greco eikòn (icona) è un appellativo dato, per metonimìa, a colei che era proprietaria della “vera icona” di Cristo. Non è citata nei Vangeli canonici, ma la tradizione la commemora nella Sesta Stazione della Via Crucis che si celebra in tutte le chiese cattoliche del mondo durante i riti del venerdì santo e che viene ripetuta ogni anno anche dal Papa nella scenografica cornice del Colosseo romano. La figura della Veronica, però, scompare dallo schema alternativo della Via Crucis (schema biblico), articolato secondo il Vangelo, apparso per la prima volta nel “Libro del Pellegrino” offerto in occasione dell’Anno Santo del 1975.
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VI Station: Veronique essuie la Face de Jésus
Cromolitografia francese anonima dei primi del ‘900
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Secondo il libro apocrifo degli Atti di Pilato (cap.7), la Veronica sarebbe l’emorroìssa di Cafarnao, ammalata da tanti anni, poi guarita miracolosamente da Gesù al tocco del suo.mantello. L’episodio è narrato nel Vangelo di Luca (8:43-48) ma senza riportare il nome della donna. Questa avrebbe poi asciugato il volto di Cristo lungo la strada che portava al Calvario, con il risultato che l’immagine del volto sarebbe rimasta impressa sul telo.
Altri Vangeli apocrifi, come quello di Filippo, la identificano addirittura con la figlia di Erodiade che aveva danzato davanti ad Erode Antipa ed aveva chiesto la testa di Giovanni Battista, che poi si sarebbe convertita.
Una pia leggenda afferma che la Veronica era la nutrice di Tiberio (imperatore romano dal 14 al 37 d.C.). Costui era da molto tempo malato di lebbra. Invano aveva consultato tutti medici dell’antica Roma, ma il male lo consumava terribilmente. L’imperatore, con la disperazione nel cuore, vedeva avvicinarsi la morte. La sua vecchia nutrice, di nome Veronica, gli propose un ultimo tentativo. Aveva sentito che in Palestina v’era un uomo, grande maestro e taumaturgo, che faceva molti miracoli e si chiamava “Gesù”. Se avesse chiesto a quest’uomo la grazia della guarigione dell’imperatore, certamente l’avrebbe ottenuta. L’imperatore acconsentì e la vecchia nutrice si pose in cammino per Gerusalemme. Fu un viaggio lungo, faticoso, disagiato. Ma finalmente giunse nella città santa di Davide. Entrata in città, sentì in lontananza un vociare, un muoversi di folla; e ad una svolta s’incontrò con il tragico corteo che conduceva Gesù al Calvario. Eccolo Gesù: livido, affranto, barcollante sotto la croce!. La Veronica si fermò impietrita dal dolore. Gesù le era ormai vicino. Vide quel volto grondante di sangue, gli occhi semichiusi per lo spasimo, la fronte coronata di spine. In quell’istante la donna dimenticò tutto: lo scopo del suo viaggio, il suo imperatore, le sue fatiche. Un sentimento di compassione le salì dal cuore, si avvicinò a Gesù, si tolse il bianco velo dal capo e, con mano delicatissima, incominciò ad asciugare il volto del Signore. Gesù la guardò con occhi riconoscenti. La canèa urlante dei giudei riprese il cammino e la povera donna fu respinta, travolta e si trovò sola con il suo velo tra le mani. Fu un attimo. Guardò il velo, ed un grido di gioia e di stupore le uscì dal cuore: sul velo era impressa l’immagine di Gesù. Strinse al cuore quel prezioso tessuto e partì per Roma. Ivi giunta, raccontò all’imperatore la scena vista; con quel velo toccò il corpo di Tiberio, il quale rimase miracolosamente guarito. Il culto di Santa Veronica ebbe notevole sviluppo Francia, ove ella è identificata con la donna che, andata sposa a Zaccheo (Luca 19:2-10), dopo la morte del Salvatore, si sarebbe recata nelle Gallie ad evangelizzare e sarebbe morta nell’eremitaggio di Soulac.
In occasione del primo Giubileo del 1300, proclamato da Papa Bonifacio VIII con la bolla “Antiquorum habet fida relatio”, il velo della Veronica venne esposto alla pubblica venerazione nella Basilica di San Pietro “per consolazione dei romei”, cioè dei pellegrini che affluivano a Roma. Di ciò dà testimonianza Dante Alighieri (Paradiso XXXI, 103-111) che, contemplando il volto di San Bernardo di Chiaravalle, paragona il suo stato d’animo a quello di un romeo innanzi al velo della Veronica:

Qual è colui che forse di Croazia
viene a veder la Veronica nostra
che per l’antica fame non sen sazia,

ma dice nel pensier, fin che si mostra:
«Signor mio Gesù Cristo, Dio verace,
or fu sì fatta la sembianza vostra?»


In altra opera (Vita Nova, XL) Dante, esprimendo il dolore per la morte di Beatrice, cita i pellegrini diretti a Roma per venerare il velo della Veronica:

“Dopo questa tribolazione avvenne, quello tempo
che molta gente va per vedere quella immagine
benedetta la quale Iesu Cristo lasciò a noi per
essemplo de la sua bellissima figura…”

Anche Francesco Petrarca (Canzoniere, sonetto XVI) testimonia la devozione per il velo della Veronica, in occasione del Giubileo del 1350 proclamato da Papa Clemente VI con bolla:”Unigenitus Dei Filius”. Nel sonetto Petrarca, lontano dalla sua donna amata (Laura), va cercando nel volto di altre donne l’effigie di lei, e si paragona ad un vecchietto che, abbandonata la famiglia, intraprende un lungo viaggio sino a Roma per contemplare la reliquia della Veronica:

Movesi il vecchierel canuto et biancho
del dolce loco ov’à sua età fornita
et da la famigliuola sbigottita
che vede il caro padre venir manco;

indi trahendo poi l’antiquo fianco
per l’extreme giornate di sua vita,
quanto più po’, col buon voler s’aita,
rotto dagli anni, et dal cammino stanco;

et viene a Roma, seguendo ‘l desio,
per mirar la sembianza di colui
ch’ancor lassù nel ciel vedere spera:

così, lasso, talor vo cerchand’io,
donna, quanto è possibile, in altrui
la disïata vostra forma vera.


Il poeta e saggista francese Paul Claudel (1868-1955) si convertì al cattolicesimo dopo aver meditato sul volto della Veronica:

Non potrai cancellare dal tuo cuore un’immagine,
l’immagine che non è se non quella impressa
sul lino della Veronica … Un volto affilato e sottile,
e una lunga barba ne circonda il mento.

E tale è l’austerità dello sguardo, che atterrisce,
e tale la santità, che l’antico peccato,
radicato in noi, freme nelle sue più intime radici.

In passato, nella ricorrenza dell’Ascensione (= quaranta giorni dopo la Resurrezione di Cristo), si preparavano, con robuste funi, altalene (tùndre) con le quali gli adolescenti si lasciavano dondolare a turno, cantando un canto tipico molfettese, l’Asscèlse ( l’Ascensione), in cui è citata la Veronica (per le femminucce) e Sénd’Alò (un santo inventato per i maschietti). Riporto il ritornello:

E une, e ddue, e ttrè,
Sénda Vròneche, falla cadè,
e cci né lla fè cadè,
chèssa crestiéne né mmòere mè

Traduco: E uno, e due, e tre / Santa Veronica, falla cadere, / e se non la fai cadere, / questa persona non muore mai (non cede mai il turno a chi spinge).
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Sulla base degli studi compiuti dal gesuita Padre Heinrich Pfeiffer, professore tedesco di Iconologia e Storia dell’Arte Cristiana presso l’Università Gregoriana di Roma, in occasione della ristrutturazione della Basilica di San Pietro avviata da Papa PaoloV, la cappella dove veniva custodita la Veronica, venne abbattuta nel 1608, per cui è probabile che in quella occasione la reliquia sia stata rubata finchè, attraverso un giro di donazioni private, finì nel convento dei frati cappuccini di Manoppello, un piccolo paese a ridosso dell’Appennino abruzzese, in provincia di Pescara, a circa 200 chilometri da Roma. In quel paese, nel giorno della trasfigurazione di Gesù, ossia il 6 agosto, è infatti celebrata la festa del Volto Santo.
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Il volto santo di Cristo venerato a Manoppello
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Il volto santo di Manoppello è un velo di 17x24 cm in cui è raffigurata l’immagine di un viso maschile con i capelli lunghi e la barba divisa a bande. E’ stato detto che si tratta di un caso unico al mondo in cui l’immagine è visibile identicamente da ambedue le parti. Il prof. Donato Vittore, ortopedico dell’Università degli Studi di Bari ha svolto nel 1997 un esame con i raggi ultravioletti, constatando che le fibre del velo non presentano nessun tipo di colore, per cui la reliquia non è stata né dipinta né tessuta con fibre colorate. Per quanto riguarda la natura del filato, secondo la prof.ssa Chiara Virgo, potrebbe trattarsi di bisso marino, uno speciale filamento prodotto dal mollusco “pinna nobilis”, lavorato sin dalle epoche più antiche. Ma un tessuto di bisso non può essere dipinto perché il sale che contiene ne sbiadirebbe presto i colori. Inoltre, si è visto che il volto della Sindone di Torino e quello che appare nel velo di Manoppello sono sovrapponibili e delle stesse identiche dimensioni, con l’unica differenza che nell’immagine di Manoppello la bocca e gli occhi del viso sono aperti. Dobbiamo allora concludere, come ha detto Padre Pfeiffer, che “il velo di Manoppello è nient’altro che l’originale della Veronica romana”.
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Vediamo ora come si è arrivati all’attuale statua della Veronica, custodita nella chiesa del Purgatorio. Nel 1844 la Confraternita di Maria SS. del Carmine, sotto il priorato di Tommaso Antico, decise di cedere all’Arciconfraternita della Morte, presieduta da Stefano Salvemini, la vecchia statua della propria Titolare, rimasta abbandonata per oltre un decennio, essendosi fornita di una nuova immagine della Madonna: quella che tuttora si venera nella chiesa di S. Pietro (monacelle), scolpita da Giuseppe Verzella (autore della statua della Madonna dei Martiri), sulla cui figura di uomo e di artista mi sono soffermato in altra sede. Da un artigiano locale, la precedente immagine della Madonna del Carmine fu trasformata nella statua della Veronica. Asportata la statuina di Gesù Bambino, fu mutata la positura della braccia, distese in avanti a reggere un panno di stoffa, su cui era dipinto il volto insanguinato del Redentore. Il viso della statua non fu ritoccato, restò nella sua espressione statica e inerte. La statua fu portata in processione fino al 1906.
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La vecchia statua della Veronica
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Da quell’anno in poi e per circa un cinquantennio, la creatività del Cozzoli consentì di corredare l’Arciconfraternita della Morte di un patrimonio artistico di immenso valore. E fu proprio la Veronica la prima statua ad essere plasmata dallo scultore molfettese.
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La nuova statua della Veronica uscì per la prima volta in processione il sabato santo del 1907, sotto il priorato di Giuseppe Carabellese fu Leonardo. L’immagine conseguì il consenso entusiastico della popolazione molfettese. Al contrario di quella precedente, quella plasmata dal Cozzoli era percorsa da una energia dinamica. Alla scoperta del terrificante prodigio per cui il panno adoperato per tergere il sudore ha impresso il volto sanguinante di Gesù, la giovane donna ha un moto immediato di spavento e repulsione. Il suo corpo flessuoso tende a discostarsi dall’oggetto del prodigio, per cui essa cerca, con le braccia allungate, di tenerlo lontano da sé. Lo sbigottimento è tale che essa ha il viso girato dall’altra parte, anche se i suoi occhi, lampeggianti di terrore, sono tentati di tornare a guardare. Il viso ha una delicatezza squisita, una fragilità resa più soave dal pallore cereo.
Anche se apprezzamenti di ammirazioni dominarono nel giudizio collettivo, tuttavia ci fu qualche perplessità su alcuni particolari ritenuti troppo realistici, come le braccia nude oltre il gomito e gli orecchini a cerchione ai lobi delle orecchie. Come nella statua precedente, il panno sorretto dalle mani distese era di stoffa, sulla quale Cozzoli aveva dipinto con colori a pastello il volto di Gesù. Ma dopo qualche anno di processione e di sventolamento, i colori si andavano disfacendo e il volto di Cristo si stava cancellando. Per cui bisognava provvedere. Cozzoli sostituì il panno di stoffa con uno di cartapesta che fu accorpato al busto della statua. Con questa operazione però il panno acquistò maggiore peso rispetto a quello precedente, le braccia risultavano troppo deboli, inadeguate a sostenerlo, onde l’autore, per rinforzarle, fu costretto a rivestirle con delle maniche di cartapesta. Inoltre, tolse dalle orecchie gli orecchini a cerchioni. Il panno con il volto di Gesù fu donato da Cozzoli all’Arciconfraternita di Santo Stefano, la quale ne fece fare un quadro che tuttora si può vedere nella sagrestia di quella chiesa. A mio avviso, sarebbe stato più opportuno lasciare all’Arciconfraternita della Morte la custodia di quel panno Ma, come dice Dante (Purgatorio XX,1) “Contra miglior voler voler mal pugna”. Cioè una volontà anche buona male combatte, resiste contro una volontà migliore.
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Quadro con il panno della Veronica donato da Cozzoli
all’Arciconfraternita di S. Stefano
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Concludo con una mia riflessione.
I Vangeli, come si è detto, non parlano di questo incontro tra Gesù ed una donna sconosciuta che durante il cammino della croce si avvicina al Maestro per asciugarne il volto. La tradizione però ha mantenuto il ricordo non scritto di questa umile donna del popolo che esce dalla folla sbeffeggiante ed avida della morte del Cristo, per compiere questo gesto pieno di silenzio e carico d’amore.
Davvero quanta cura e quanta tenerezza sono racchiuse nei tratti scarni di questo gesto! Un gesto di pietà che è anche una silenziosa professione di fede.
Il gesto della Veronica non è solo una pausa per ritemprare le forze nel cammino sfibrante della croce. Il Volto del Cristo vilipeso e schernito, sfigurato da non sembrare più la faccia di un uomo, la Veronica riconosce che è il volto dell’amore.
Dove sei Signore?
Forse qualche volta ci siamo posti questa domanda, credendo che Tu sei assente o distratto mentre per noi quaggiù la vita è dura. Dove sei Signore e perché taci?
L’assenza ed il silenzio di Dio hanno sempre sconvolto la perplessità dell’uomo.
E’ possibile che Dio ci sia dove non c’è bellezza? E’ possibile che Dio ci sia dove manca la gioia?
Nella malattia è possibile che ci sia Dio? Lì dove l’odio umano miete vittime innocenti, è possibile che ci sia Dio? Lì dove c’è assurdità ed orrore, è possibile che ci sia Dio? Nelle donne stuprate, nei bambini violentati, nei vecchi dimenticati, nelle persone disperate per mancanza di lavoro, negli angoli bui di buchi dove si consumano agonie sotto coperte di cartone: lì cosa centra Dio?
Aiutaci a saperti vedere nella bellezza e nelle meraviglie della vita, a contemplarti Signore e Creatore Provvidente di questo mondo, ma aiutaci anche a saperti riconoscere lì dove non c’è bellezza e dove il disgusto e la paura ci fanno inorridire e voltare altrove. Aiuta noi Signore, creati ad immagine e somiglianza del tuo Volto, a non considerare l’amore solo come poesia ed emozione, come romanticismo e confidenza, come un “illuminarsi d’immenso” (parole di Giuseppe Ungaretti), ma anche come sacrificio, come inalterabile mitezza e dono anche nelle tumefazioni che le relazioni sanno percuotere sul nostro volto e nel nostro cuore.
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* Testo del prof. Cosmo Tridente.
* Foto tratte dal web.

La Chiesa del Purgatorio il giorno prima della processione dell' Addolorata

Il giovedì, ultimo giorno del Settenario a Maria SS. Addolorata, il Priore dell' Arciconfraternita della Morte preleva dalla Curia Vescovile la teca in legno in cui si conservano lo stellario e lo spadino in oro delle Sacre Immagini delle due Madonne.
Questa teca quindi, fino alla mattina della processione, viene custodita in casa del Priore.
Al termine dell' ultima Messa la chiesa del Purgatorio viene chiusa e si procede alla preparazione dell' Addolorata per la processione che inizierà alle ore 15,30.
E' a questo punto che si sostituiscono lo stellario e lo spadino in argento con quelli di oro, nonchè il manto di pizzo indossato durante il Settenario con quello che attualmente viene portato in processione.
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Intanto il mercoledì sera si è provveduto, secondo antica usanza dell' Arciconfraternita della Morte, a ornare i quattro angoli della base dell' Addolorata con i fanali in argento della processione.
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Così questa mattina, 2 aprile 2009, si presentava la Chiesa del Purgatorio a ventiquattro ore dalla processione della Addolorata.
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* Testo e foto di Franco Stanzione.