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Visualizzazione post con etichetta Settimana Santa a Molfetta. Mostra tutti i post
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martedì 2 maggio 2017

La processione del Sabato Santo a Molfetta negli scatti di Marina Pignatelli

Sul sito La mia Settimana Santa, nella sezione FOTO dell'Arciconfraternita della Morte, ho pubblicato l'ultimo (per quest'anno)


in bianco-nero, realizzato dalla giovane e bravissima sig.na Marina Pignatelli, durante la processione del Sabato Santo a Molfetta, il 15 aprile 2017.


* Testo a cura del dott. Francesco Stanzione.
* Foto a cura di Marina Pignatelli.

lunedì 1 maggio 2017

La processione dell'Addolorata di Molfetta negli scatti di Marina Pignatelli

Sul sito La mia Settimana Santa, nella sezione FOTO dell'Arciconfraternita della Morte, ho pubblicato il


realizzato dalla giovane e bravissima sig.na Marina Pignatelli, durante la processione dell'Addolorata a Molfetta, il 7 aprile 2017.


* Testo a cura del dott. Francesco Stanzione.
* Foto a cura di Marina Pignatelli.

domenica 30 aprile 2017

La processione dei Misteri di Molfetta negli scatti di Marina Pignatelli

Sul sito La mia Settimana Santa, nella sezione FOTO dell'Arciconfraternita di S. Stefano, ho pubblicato il


realizzato dalla giovane e bravissima sig.na Marina Pignatelli, durante la processione dei Misteri a Molfetta, il 14 aprile 2017.


* Testo a cura del dott. Francesco Stanzione.
* Foto a cura di Marina Pignatelli.

lunedì 17 aprile 2017

La processione dei Misteri di Molfetta negli scatti del dott. Giulio Pisani

Sul sito La mia Settimana Santa, nella sezione FOTO dell'Arciconfraternita di S. Stefano, ho pubblicato il


realizzato dal dott. Giulio Pisani, Primo Componente dell'Arciconfraternita della Morte, durante la processione dei Misteri a Molfetta, il 14 aprile 2017.


* Testo a cura del dott. Francesco Stanzione.
* Foto a cura del dott. Giulio Pisani.


domenica 16 aprile 2017

Due miei articoli su "L'Altra Molfetta" di aprile 2017

Sul sito La mia Settimana Santa, nella sezione I MIEI SCRITTI, ho pubblicato due miei articoli apparsi sullo "Speciale Settimana Santa" del numero di aprile 2017 del mensile "L'Altra Molfetta".
Oltre i miei due articoli, ve ne sono molti altri di grande interesse per tutti gli appassionati delle nostre tradizioni pasquali; uno "Speciale" da staccare e conservare.






* Testo a cura del dott. Francesco Stanzione.
* Foto tratte dal numero di aprile 2017 de "L'Altra Molfetta".

martedì 28 febbraio 2017

IL RITO DELLA IMPOSIZIONE DELLE CENERI


Con il Mercoledì delle Ceneri si entra nel “tempo forte” della Quaresima. Esso rappresenta  il primo giorno del periodo liturgico a carattere battesimale e penitenziale in preparazione della Pasqua Cristiana. In tale giornata, pertanto, tutti i cattolici dei vari riti latini sono tenuti a far penitenza e ad osservare il digiuno e l’astinenza dalle carni.
La parola “Ceneri” richiama in modo specifico la funzione liturgica che caratterizza il primo giorno di Quaresima, durante la quale il celebrante sparge un pizzico di cenere benedetta sul capo o sulla fronte dei fedeli per ricordare loro la caducità della vita terrena e per spronarli all’impegno penitenziale della Quaresima.
Per questo il rito dell’imposizione delle ceneri prevede anche la pronuncia di una formula di ammonimento, scelta fra due possibilità: «Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris», ovvero «Ricordati uomo, che sei polvere e in polvere ritornerai» oppure «Convertiti e credi al Vangelo».
Le parole “quia pulvis es et in pulverem reverteris” compaiono nella versione latina della Bibbia allorché Dio, dopo il peccato originale, scaccia Adamo dal giardino dell’Eden condannandolo alla fatica del lavoro e alla morte: “Con il sudore della fronte mangerai il pane finché non tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere sei e polvere ritornerai!” (Genesi 3,19).
La teologia biblica rivela un duplice significato dell’uso delle ceneri.
1 - Anzitutto sono segno della debole e fragile condizione dell’uomo. Abramo rivolgendosi a Dio dice: “Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere ...” (Genesi 18,27). Giobbe riconoscendo il limite profondo della propria esistenza, con senso di estrema prostrazione, afferma: “Mi ha gettato nel fango: son diventato polvere e cenere” (Giobbe 30,19). In tanti altri passi biblici può essere riscontrata questa dimensione precaria dell’uomo simboleggiata dalla cenere (Sapienza 2,3; Siracide 10,9; Siracide 17,27).
2 - Ma la cenere è anche il segno esterno di colui che si pente del proprio agire malvagio e decide di compiere un rinnovato cammino verso il Signore.
Particolarmente noto è il testo biblico della conversione degli abitanti di Ninive a motivo della predicazione di Giona: “I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere” (Giona 3,5-9). Anche Giuditta invita invita tutto il popolo a fare penitenza affinché Dio intervenga a liberarlo: “Ogni uomo o donna israelita e i fanciulli che abitavano in Gerusalemme si prostrarono davanti al tempio e cosparsero il capo di cenere e, vestiti di sacco, alzarono le mani davanti al Signore” (Giuditta 4,11).
Adrien Nocent sottolinea che l’antica formula (Ricordati uomo, che sei polvere ...) è strettamente legata al gesto di versare le ceneri, mentre la nuova formula (Convertiti ...) esprime meglio l’aspetto positivo della Quaresima che con questa celebrazione ha il suo inizio. Lo stesso liturgista propone una soluzione rituale molto significativa: “Se la cosa non risultasse troppo lunga, si potrebbe unire insieme l’antica e la nuova formula che, congiuntamente, esprimerebbero certo al meglio il significato della celebrazione: «Ricordati uomo, che sei polvere e in polvere tornerai; dunque convertiti e credi al Vangelo»”.
Il rito dell’imposizione delle ceneri, pur celebrato dopo l’omelia, sostituisce l’atto penitenziale della Messa; inoltre può essere compiuto anche senza la Messa attraverso questo schema celebrativo: canto di ingresso, colletta, letture proprie, omelia, imposizione delle ceneri, preghiera dei fedeli, benedizione solenne del tempo di Quaresima, congedo.
Le ceneri possono essere imposte in tutte le celebrazioni eucaristiche del Mercoledì ma è opportuno indicare una celebrazione comunitaria “privilegiata” nella quale sia posta ancor più in evidenza la dimensione ecclesiale del cammino di conversione che si sta iniziando.
A Molfetta questa giornata non vede direttamente impegnata alcuna delle Confraternite o Arciconfraternite perché il rito delle “Ceneri” viene celebrato in serata solo in Cattedrale e nelle parrocchie, con l’unica eccezione, nell’ultimo ventennio fino al 2011, della Chiesa di S. Stefano; dal successivo anno 2012 il Vescovo ha ritenuto di eliminare questa celebrazione in S. Stefano, in quanto rettoria e non parrocchia.
Seguendo inoltre una turnazione annuale, in una parrocchia designata si svolge anche una S. Messa delle Ceneri in tarda serata, alle ore 20.30 per facilitare la partecipazione di studenti e lavoratori.


 

* Testo a cura del dott. Francesco Stanzione, tratto da “De Passione Domini Nostri Jesu Christi secundum Melphictam”, Vol. II, Editrice L’Immagine, Molfetta, febbraio 2015.
* Foto tratte da “De Passione Domini Nostri Jesu Christi secundum Melphictam”, Vol. II, Editrice L’Immagine, Molfetta, febbraio 2015.

lunedì 27 febbraio 2017

MERCOLEDI' DELLE CENERI A MOLFETTA Processione della Croce


Non sono ancora del tutto spenti gli echi del Carnevale, ormai “in fin di vita”, che intorno alle ore 23.00 del “martedì grasso” il piazzale antistante la Chiesa del Purgatorio inizia a riempirsi di persone di ogni età, singole o in piccoli gruppi, che appaiono in maniera molto evidente attendere qualcosa.
L’attesa cessa allorchè alle ore 23.30 viene aperto parzialmente il portone della chiesa, permettendo al pubblico di entrarvi.
L’interno del tempio è immerso nella oscurità; le uniche fonti di luce sono i lumini che sottendono alcune delle dodici “croci della consacrazione” della chiesa, collocate perimetralmente in alto, ed un unico raggio di luce concentrato sul volto di Gesù Cristo posto all’incrocio dei bracci di una grande Croce nera, alle cui estremità sono dipinte anche le mani e i piedi trafitti e sanguinanti del Redentore. A completare queste simbologie vi sono anche, al centro, un cuore dal quale sgorgano “sangue ed acqua” (Giovanni 19,34) ed un teschio, emblema dell’Arciconfraternita della Morte.


È questa la Croce che sta per essere portata in processione, quella stessa Croce che dopo qualche altra settimana aprirà i cortei processionali della Addolorata e della Pietà.
Ai lati della Croce sono collocati due “fanali” con all’interno altrettanti lumini accesi, uniche altre fonti di luce, che la accompagneranno lungo il tragitto per le vie della città.
Intanto, quando manca appena un quarto d’ora a mezzanotte, la pubblica illuminazione stradale viene spenta e tutto viene ancor più avvolto dal buio; i fari accesi delle poche auto che a quell’ora transitano per la zona appaiono come elementi di disturbo, ma una volta scomparsi accentuano ancor più l’atmosfera mistica che si è venuta a creare.
Manca ormai poco alla mezzanotte e il Priore dell’Arciconfraternita della Morte ed suoi incaricati invitano i fedeli ad uscire dalla chiesa; contestualmente i confratelli portatori della Croce e dei fanali si avvicinano al portone e si fermano appena prima della soglia, in attesa dell’imminente e tanto atteso momento.
I confratelli indossano l’abito di rito dell’Arciconfraternita della Morte con il cappuccio che non viene però calato a nascondere il volto.
A mezzanotte in punto la Croce viene portata fuori, sostando sul sagrato della Chiesa del Purgatorio, la cui piccola campana inizia a diffondere il primo di trentatre mesti rintocchi, seguita dal campanone della vicinissima Cattedrale e da quella di altre chiese di Molfetta.


Per tutta la durata dei rintocchi la Croce è ferma, illuminata solo dai lumini collocati nei due fanali; circa un migliaio sono coloro che, per fede, tradizione o anche semplice curiosità, assistono al rito in assoluto silenzio.
L’ultimo dei trentatre rintocchi è immediatamente seguito dal rullo di un tamburo che fa da sottofondo al lamentevole motivo orientaleggiante di un flauto ed è ritmicamente intervallato da colpi di grancassa; quando il flauto giunge alla fine della sua melodia subentrano alcuni squilli di tromba, che costituiscono quello che popolarmente viene chiamato il “ti-tè”, termine che conferisce la denominazione a quanto eseguito dal quartetto di musicanti.
Dopo il primo “ti-tè” la Croce viene issata ed inizia così la processione, seguendo lo stesso itinerario che successivamente percorreranno i sacri cortei della Settimana Santa, con due sole varianti: le soste davanti alla Chiesa di S. Stefano ed al Calvario.

 
All’arrivo della processione nei pressi di S. Stefano, la Croce viene fatta sostare, rivolta verso i fedeli, davanti al portone della Chiesa che per l’occasione viene aperto; dopo una breve preghiera segue il canto del “Vexilla”.
In vista nuovamente della Chiesa del Purgatorio, si devia verso la villa comunale alla volta del vicinissimo Calvario dalla cui scalinata il Padre Spirituale dell’Arciconfraternita della Morte, dopo una breve omelia, impartisce la benedizione finale.
A questo punto il pubblico, numericamente molto inferiore a quello presente all’uscita, si congeda dalla processione che, costituita ormai da uno sparuto gruppo di “fedelissimi”, raggiunge nuovamente la Chiesa del Purgatorio nella quale la Croce rientra dopo la esecuzione di un ultimo “ti-tè”. La Quaresima dei molfettesi è quindi iniziata.


Fin qui la descrizione di questa processione, molto semplice quanto seguita da numerosi fedeli.
Ma quali sono le sue origini? Come si è evoluta nel tempo?
La risposta a queste due domande, parte dalla realtà di fatto che non esiste alcun documento al riguardo e che, fra tutte le processioni pasquali molfettesi, è comunque la più recente come istituzione. Infatti, dai racconti raccolti dagli anziani, si suppone l’inizio di questa tradizione tra la fine del 1800 ed i primi anni del 1900.
Non solo, ma inizialmente non era nemmeno l’Arciconfraternita della Morte ad organizzare la processione, che in fondo tale non era, ma consisteva in un vagare per le vie della città, senza un itinerario ben preciso, al seguito di una Croce (probabilmente la stessa dell’Arciconfraternita della Morte) da parte di un gruppetto di persone che approfittava della circostanza per andare da una casa all’altra dei vecchi Amministratori della Morte, ricevendo magari roba da mangiare o un bicchiere li liquore o di vino.

 
Assolutamente inesistente era ovviamente la presenza di un Sacerdote.
Fu appena verso la fine degli anni quaranta del secolo scorso che, durante l’Assemblea dei confratelli del 19 dicembre 1948, venne deliberato di prendere in carico l’organizzazione della processione della Croce, da parte dell’Arciconfraternita della Morte e di stabilire come itinerario fisso quello delle processioni pasquali.
Consultando infatti l’Archivio dell’Arciconfraternita della Morte, si rileva dal verbale di quella Assemblea che: “Chiede la parola il Confratello Racanati Sergio: egli dice che deve provvedersi ad un serio provvedimento circa l’uscita della Croce e del tamburo l’ultima sera di Carnevale, perché invece di verificarsi un rito di devozione, si svolge alla pari di una vera baccanata. La proposta è presa in buona considerazione, ed ottimo il consenso di tutti i presenti, per cui si decide che detta tradizione venga eseguita, facendo però l’itinerario che fa la Processione dei Misteri, senza tergiversare per andare a trovare le case dei Priori e Componenti le Amministrazioni per accettare regali in denaro o in natura”.

 
Conseguenzialmente la Croce sarebbe uscita dalla Chiesa del Purgatorio e non più, come sino ad allora, dalla casa del sacrestano che all’epoca corrispondeva al locale attualmente adibito a segreteria dell’Arciconfraternita della Morte, in via Nicolò Altamura civico 4.
Per un po’ di anni a seguire, stando a quanto raccontava il vecchio sacrestano della Chiesa del Purgatorio, Berardino Claudio, detto “Vardino”, la cattiva abitudine di andare questuando casa per casa ai vecchi Amministratori dovette continuare; infatti riferiva “Vardino” che, quando fu Priore il prof. Francesco Regina (anni 1955/57), in uno di questi la Croce fu fatta entrare nel portone di casa sua (in via Gelso, nei pressi della farmacia Mastrorilli) e lasciata in un angolo per permettere a chi la portava di salire sulla casa del Priore per … “rifocillarsi”.

 
Fatto sta che nel contempo, probabilmente per il freddo notturno e le diverse ore che si era in giro, qualcuno pensò bene di lasciare nel portone qualche “ricordino” di natura organica, cosa che fece infuriare il giorno successivo la moglie del Priore che, per il futuro, decise che in quella occasione nessuno più sarebbe entrato in casa.
Stando al racconto di “Vardino”, fu quella l’ultima volta in cui la processione della Croce si svolse in maniera diversa dalla attuale.
Da allora poco è cambiato; l’unica differenza è che, mentre fino al 1975, il quartetto dei musicanti suonava ininterrottamente per tutto il tragitto, da quell’anno la musica è intervallata dalla recita delle poste del Rosario e dal canto del “Vexilla Regis prodeunt”.
Solo durante la prima metà degli anni sessanta, al posto del flauto, il motivo orientaleggiante fu eseguito per qualche volta con il clarinetto, dai figli del maestro Angelo Inglese, pur con una piccola “variante”.

 
 
 

* Testo a cura del dott. Francesco Stanzione, tratto da “De Passione Domini Nostri Jesu Christi secundum Melphictam”, Vol. II, Editrice L’Immagine, Molfetta, febbraio 2015.
* Foto a cura di Hobby Foto.

domenica 26 febbraio 2017

LA DOMENICA DI CARNEVALE A MOLFETTA La "frasca" di Cristo all'Orto

Un rituale del periodo Quaresimale che si può in un certo senso definire “nascosto”, nel senso di poco conosciuto, o quanto meno riservato ai soli “addetti ai lavori”, è sicuramente quello compiuto dalla Confraternita di Maria SS. Assunta a cui, nella processione dei Misteri del Venerdì Santo, è affidata la statua di Cristo all’Orto.
La Confraternita, storicamente costituita in prevalenza da persone dedite all’agricoltura, si è da sempre accollata l’incarico di fornire all’Arciconfraternita di S. Stefano, organizzatrice della processione, i rami di ulivo con cui adornare l’alberello sotto il quale il Cristo, genuflesso in preghiera, viene portato in processione.
L’insieme di questi rami è quello che nel gergario della Settimana Santa molfettese viene definito come “la frasca” di Cristo all’Orto.
La coltivazione, la raccolta e l’allestimento di questa “frasca” costituiscono le fasi di un rituale che, come si diceva inizialmente, è sconosciuto anche alla gran parte dei tradizionalisti più assidui a tutte le manifestazioni di questo particolare periodo dell’anno.
 
 
La prima fase inizia molti mesi prima, durante il periodo della raccolta delle olive, ed è quella della individuazione di quei rami che dovranno essere particolarmente curati e preservati durante tutto il periodo tra ottobre e febbraio-marzo, comunque fino al Venerdì Santo, in maniera da consentire di poter portare in processione una “frasca” ancora carica di frutti, nonostante il fuori stagione. Ciò si ottiene ricoprendo con un telo o un sacco i rami ritenuti idonei, in modo da poter resistere ai rigori ed alle gelate del periodo invernale.
La seconda fase è quella che si compie durante l’ultima domenica di carnevale, ossia tre giorni prima delle Ceneri e cinque prima del Venerdì di Quaresima in cui nella Chiesa di S. Stefano viene ricordata, con una solenne celebrazione religiosa, l’Orazione di Gesù nell’Orto del Getsemani, esponendo la relativa statua.
Di buon’ora i confratelli dell’Assunta, con l’Amministrazione “pro tempore” in testa, si recano in alcune località campestri in cui vi sono alberi che già da diversi mesi sono stati selezionati e curati, affinchè possano ancora avere rami carichi di olive in pieno inverno. Dopo un accurato controllo di quei rami che meglio di altri possano degnamente figurare sull’alberello di Cristo all’Orto, alcuni di questi vengono tagliati e trasportati presso la sede della Confraternita, annessa alla Chiesa di S. Gennaro.
Qui avviene una ulteriore cernita dei rami migliori che vengono riuniti a formare la chioma di un piccolo albero di ulivo; ciò fatto, non resta che attendere il pomeriggio per portarli presso la Chiesa di S. Stefano dove si compirà la terza fase del singolare rituale.
Nel primissimo pomeriggio quindi, i confratelli portano quasi trionfalmente “la frasca” dalla loro sede a S. Stefano, percorrendo a piedi tutta via Domenico Picca.

 

GALLERIA FOTOGRAFICA

* Testo e foto (21/02/2012) a cura del dott. Francesco Stanzione.

giovedì 31 marzo 2016

A proposito della processione del Sabato Santo 2016 ... Lettera di un cittadino molfettese

Foto a cura di Cosmo de Pinto.


Sono molti i molfettesi appassionati dei Riti della Settimana Santa che, ogni anno, dopo l'evento pasquale,  mi scrivono in privato per esternare le loro impressioni e, a volte, anche critiche o suggerimenti.
Ciò accade da quando ero Priore dell'Arciconfraternita della Morte negli anni 2004/2009 ma, per motivi di "privacy", non solo non ho mai pubblicato nulla al riguardo, ma non ne ho fatto nemmeno menzione.
Quest'anno la processione del Sabato Santo o della Pietà è uscita anticipatamente alle ore 0.15 anzichè alle ore 11.15 per evitare di incorrere ancora una volta in una situazione di pioggia che le previsioni meteorologiche annunziavano da giorni.
Ciò, se da un lato rimarrà per molti, soprattutto confratelli della Morte, un ricordo bellissimo ed indelebile, per altrettanti molti cittadini ha costituito un motivo di disagio, cavalcato dai soliti denigratori di mestiere per fare "audience" o per rendere più visibile la loro "opaca" ed "evanescente" esistenza nel contesto cittadino.
Non sto qui ad esprimere giudizi personali, in quanto è universalmente conosciuta la mia "posizione" su certi argomenti, per cui vengo al dunque.
Nella mattinata di giovedì 31 marzo, cinque giorni dopo la processione, mi è giunta la seguente lettera, tramite mail.
Derogando a quanto sin qui fatto nel corso degli anni, mi è gradito (omettendo naturalmente il nome dell'estensore) renderla pubblica, a testimonianza di come, in tutto il bel calderone di critiche, giuste, fondate, spontanee, ma anche artatamente costruite o fatte per semplice cattiveria, ci siano persone comuni, al di fuori dell'Arciconfraternita della Morte, che non si fanno condizionare nè dai "media locali" e nemmeno da una "istintiva emotività di comodo".
 
 
- Testo della lettera -

Ciao Franco,
io non ho un profilo facebook e, quindi, preferisco scrivere i miei commenti al tuo indirizzo privato. Se riterrai opportuno potrai pubblicarli o trasmetterli a Giulio Pisani, l’autore di quella appassionante lettera ai molfettesi pubblicata questa mattina. Oppure, fai come vuoi. 
Ho letto anche io il suo intervento, che riporto sotto (omissis) e che, premetto, condivido in tutte le sue parti. Avevo deciso di non commentare quanto scritto in questi giorni sui giornali locali sulla vicenda del cambio orario della processione del Sabato Santo. Di mantenere intima la mia opinione. Tutto sommato, potrei dire egoisticamente che io c’ero ed ho partecipato a tutta la processione, pur non essendo un confratello. Come sono certo che tanti altri potevano esserci quella notte, se solo lo avessero voluto. Il primo componente dell’Arciconfraternita della Morte, nel suo intervento, ha chiesto un’opinione ai “pochi devoti presenti”, come lui stesso li definisce. Mi ha tirato per i capelli: Io ero presente. 
Non vorrei prenderla alla larga, con introduzione e parole ad effetto; In aggiunta a quanto scrive Giulio Pisani, vorrei dire che ci sono altri aspetti da considerare: 

1) Partecipare o “vedere la processione” comodi, comodi. 

Tanti molfettesi, la notte del Sabato Santo, non hanno trovato il tempo di avvicinarsi e pregare almeno per qualche minuto insieme ai confratelli che camminavano lentamente nell’atto penitenziale del Sabato Santo, a conclusione della quaresima. Una finestra di circa dieci ore dalle 00.15 alle 10.30 del mattino. Difficile crederci. Non credo che l’Arciconfraternita debba sentirsi in colpa per queste ragioni. Chiamiamolo con il giusto nome: “atto penitenziale” in cui i confratelli camminano lentamente, pregando e riflettendo. Perché dovrebbero stare comodi? In altre città si usa camminare scalzi e con il viso coperto. Probabilmente sarebbe sufficiente, e più serio che almeno tutti i confratelli avessero il viso il viso coperto. Tanti molfettesi non hanno avuto nemmeno la sensibilità di stare vicino a quel confratello che, costretto su una sedia a rotelle, ha partecipato tutta la notte alla processione. Chissà come ha desiderato esserci a tutti costi e nonostante tutto. Tanto meno a chi spingeva quella sedia. Che fatica! Che sofferenza per entrambi! 

Tanti molfettesi hanno scelto semplicemente di restare a letto, comodi, comodi. Fa parte ormai della consuetudine di molti concittadini di “vedere la processione” nella stessa maniera in cui si assiste ad una sfilata di carri di carnevale. Difficile comprendere, ma pare sia proprio così. E’ una questione di sensibilità. Viene da pensare che probabilmente, non hanno sentito nemmeno l’importanza della partecipazione alla Veglia Pasquale, per il solo fatto che la celebrazione avviene nelle ore notturne. Si preferisce dormire. Ma, ognuno è libero di agire come meglio crede. Poi, un giorno dovrà dare conto della “propria contabilità di vita” . 

2) Rispetto dell’orario programmato costi quel che costi.

Chi sostiene che bisognava rispettare l’orario prefissato ed in caso di pioggia la processione andava cancellata, non ha rispetto dei tanti molfettesi che vivono fuori città per lavoro e la Settimana Santa rimane forse l’ultimo legame alle loro origini. I loro ricordi e la loro famiglia. Tantissimi non sono riusciti a ritornare quest’anno, nonostante avrebbero voluto farlo e chissà con quanta tristezza e sofferenza. Forse sono ammalati o impossibilitati. I molfettesi che non hanno la fortuna di lavorare in città, non vogliono rompere totalmente gli ormeggi con loro Molfetta. Se per ragioni di lavoro sono costretti a rimanere all’estero o in altre città per tutto l’anno, essi prediligono il periodo di Pasqua a Molfetta. Strappati alle loro radici, alcuni utilizzano tutti i loro risparmi di un anno per poter ritornare nella loro città di origine. Forse si sacrificano con turni massacranti con i colleghi e si organizzano già un anno prima per poter essere presenti il Venerdi Santo e Sabato Santo a Molfetta. Già dal giorno dopo, il loro cuore vibra per la Pasqua dell’anno successivo. 

Per i nostri molfettesi emigranti e marittimi, il “cambio di orario” deciso dall’Arciconfraternita della Morte sabato scorso, per un possibile deterioramento delle condizioni meteorologiche, è stato il sacrificio minore da sostenere. Anzi, si potrebbe dire che per alcuni che amano e sentono particolarmente sulla loro pelle la Settimana Santa, hanno vissuto un inaspettato momento emozionante. Un valore aggiunto: L’odore della notte molfettese ed il silenzio della città addormentata e senza rumori è stato per chi viveva quei momenti, davvero coinvolgente . In certe strade della città, si è creata un ‘acustica particolarmente deliziosa: sembrava di stare in un auditorium e si riusciva perfino ad apprezzare la polifonia degli strumenti della banda che suonava stando anche a centinaia di metri dalla stessa. Forse per la prima volta, anche la confraternita che avanza per prima, si è sentita insieme a quella in coda. Sarebbe stato molto amaro e doloroso se, per un giudizio superficiale, il sabato santo molfettese fosse stato vuoto e silenzioso. 

3) Tradizione - cultura - turismo. 

 Per “formare” una tradizione popolare è necessario: il tempo, la conoscenza e la cultura. Una città senza tradizione e senza storia è una città morta e - di conseguenza - sono morti i suoi abitanti. Non ha senso presentare al BIT le tradizioni molfettesi se gli stessi cittadini di quella città sono indifferenti e non conoscono profondamente. Non è bello dirlo, ma molti molfettesi non amano e non hanno passione delle loro tradizioni. Non potranno tramandare ai figli quello che loro stessi non conoscono. 

Qualcuno ha il compito di difendere tutto questo con passione e devozione. Anche se qualche volta diventa scomodo ed impopolare, la “nottata” aiuta davvero a toccare con mano lo spessore di sensibilità della città di Molfetta. Abbiamo visto, invece, tanta indifferenza e cattiveria del giorno dopo. Mi dispiace per chi avrebbe voluto esserci quella notte e non lo ha davvero potuto fare. Forse non poteva esserci nemmeno se l’orario non fosse stato cambiato.… 

Per concludere, rileggevo un passo del Vangelo di Matteo che dedico ai molfettesi che hanno preferito dormire la notte del Sabato Santo 2016.

GESU' NELL'ORTO DEGLI ULIVI 
Dal Vangelo secondo Matteo. (26, 36-45) …
“restate qui e vegliate con me". …40 Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: "Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole". ...43 Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. ...44 Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. ...45 Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: "Dormite pure e riposatevi! Ecco, l'ora è vicina".

Ciao 

XXXXX YYYYY (Lettera firmata) 
 

* Testo a cura del dott. Francesco Stanzione.
* Foto gentilmente concesse da Cosmo de Pinto.

domenica 12 aprile 2015

4 aprile 2015 - La processione del Sabato Santo a Molfetta negli scatti di Vincenzo Rana

Sul sito La mia Settimana Santa, nella sezione dedicata alle FOTO dell'Arciconfraternita della Morte, ho pubblicato un


realizzato dalla Vincenzo Rana, sulla processione del Sabato Santo a Molfetta mentre percorre Via Roma.


* Testo a cura del dott. Francesco Stanzione.
* Foto a cura di Vincenzo Rana.

sabato 11 aprile 2015

4 aprile 2015 - La processione del Sabato Santo a Molfetta negli scatti di Roberta Binetti

Sul sito La mia Settimana Santa, nella sezione dedicata alle FOTO dell'Arciconfraternita della Morte, ho pubblicato un


realizzato dalla sig.na Roberta Binetti, sulla processione del Sabato Santo a Molfetta.




* Testo a cura del dott. Francesco Stanzione.
* Foto a cura di Roberta Binetti.

venerdì 10 aprile 2015

3 aprile 2015 - La processione dei Misteri di Molfetta negli scatti di Roberta Binetti

Sul sito La mia Settimana Santa, nella sezione dedicata alle FOTO dell'Arciconfraternita di S. Stefano, ho pubblicato un


realizzato dalla sig.na Roberta Binetti, sulla processione dei Misteri di Molfetta.




* Testo a cura del dott. Francesco Stanzione.
* Foto a cura di Roberta Binetti.

giovedì 9 aprile 2015

28 marzo 2015 - La processione della Addolorata a Molfetta negli scatti di Roberta Binetti

Sul sito La mia Settimana Santa, nella sezione dedicata alle FOTO dell'Arciconfraternita della Morte, ho pubblicato un


realizzato dalla sig.na Roberta Binetti, sulla processione della Addolorata di Molfetta.




* Testo a cura del dott. Francesco Stanzione.
* Foto a cura di Roberta Binetti.

mercoledì 8 aprile 2015

3 aprile 2015 - La processione dei Misteri di Molfetta negli scatti del dott. Francesco Stanzione Seconda parte

Sul sito La mia Settimana Santa, nella sezione dedicata alle FOTO dell'Arciconfraternita di S. Stefano, ho pubblicato un


da me realizzato, sulla processione dei Misteri di Molfetta, nel tratto che va dalla banchina S. Domenico a via Annunziata.





* Testo e foto a cura del dott. Francesco Stanzione.