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QUESTO SITO STA CON IL PAPA

Online da lunedì 29 ottobre 2007 - Visualizzazioni totali

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martedì 10 marzo 2009

I Riti della Settimana Santa a Bisceglie - 3^ parte

A cura di Vincenzo Di Leo.
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VENERDÌ SANTO (pomeriggio e sera)
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La processione dei Misteri
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Alle ore 16 circa ha inizio la Processione dei Misteri. Descrivere questo rito è un compito alquanto complesso. Si tratta di una processione composta da nove statue che muovono da sei parrochie diverse, dalle quali partono sei processioni distinte che confluiranno in Piazza Vittorio Emanuele II verso le ore 20 per la Via Crucis.
Tra le nove confraternite cittadine nessuna ha il compito di custodire tutti quanti i Misteri che appartengono alle singole parrocchie e vengono portati in processione dalle confraternite che hanno sede presso le parrocchie di provenienza delle statue.
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Poco dopo le 16 dalla Chiesa di San Matteo e San Nicolò, nel centro storico, ha inizio la Processione di Cristo Morto "ind´a la Catìne". La statua di Cristo Morto è preceduta dalle statue di San Pietro e la Veronica. Il complesso bandistico esegue le struggenti marce funebri del repertorio locale, soprattutto quello molfettese. Le statue vengono portate in spalla dai confratelli delle Confraternite del Sacro Cuore di Gesù e di Maria SS. di Costantinopoli e dagli associati a San Trifone e alla Vergine del Rosario di Pompei.
La statua settecentesca del Cristo Morto è stata da poco restaurata come anche la sua "Culla", la bara in legno dorato e cristallo che contiene la statua del Cristo.
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Intorno alle ore 18 dalla Parrocchia di Maria SS. Madre di Misericordia parte la Processione di Gesù alla canna detta anche Ecce Homo, a cura della Confraternita della Madonna della Misericordia.
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Dalla Parrocchia Sant´Agostino si snoda invece la Processione di Gesù alla colonna a cura della Confraternita dell`Immacolata Concezione.
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Il corteo processionale del Calvario ha inizio sempre nel centro storico dall' Abbazia di Sant' Adoeno ed è composta da una maestosa Crocifissione in cartapesta, pregevole opera scultorea di scuola leccese a grandezza naturale, che raffigura Gesù in Croce con ai suoi piedi Maria Maddalena con la Madonna e San Giovanni ai lati della Croce. È portato in spalla da 16 confratelli ed è preceduto dalla Statua di Gesù che prega nell' orto del Getsemani. Anch' esso è accompagnato dalla banda musicale che esegue le struggenti marce funebri della zona.
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La processione della Pietà parte dalla Chiesetta del Santissimo Sacramento al Porto, conosciuta in città per il culto di Sant´Antonio da Padova, ed è curata dalla Confraternita del SS. Sacramento.
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Dalla Parrocchia di San Domenico parte la Processione della Desolata che muove verso la vicina piazza cittadina come tutte le restanti processioni.
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Dopo che tutte le processioni sono giunte in piazza si inizia con la recita della Via Crucis, la quale sarà composta dalle nove statue presenti che si disporranno in ordine cronologico per raccontare la passione di N.S. Gesù Cristo. Alla fine risulterà il seguente ordine processionale:
Gesù all' orto, San Pietro con il gallo, Gesù alla colonna, Ecce Homo, la Veronica, la Desolata, il Calvario, la Pietà ed infine Cristo Morto.
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Al termine della Via Crucis le diverse statue si avviano verso le parrocchie di provenienza e il Cristo Morto di San Matteo e il Calvario di Sant' Adoeno fanno rientro nelle proprie parrocchie verso la mezzanotte.
Inizia il Sabato Santo, ultimo giorno di Quaresima, che i biscegliesi trascorrono in attesa della veglia pasquale in serata e con i preparativi per la festa cristiana più importante: la Santa Pasqua!
E già si è conclusa un' altra Settimana Santa.
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* Testo di Leonardo O. Di Leo.
* Foto di Foto Leo - Bisceglie.

lunedì 9 marzo 2009

Real Maestranza di Caltanissetta: Cerimonia del passaggio delle consegne - 1 marzo 2009

Come segno della grande amicizia ed ammirazione ormai consolidatesi tra me e tutta la Real Maestranza di Caltanissetta, riporto alcune immagini della cerimonia di passaggio delle consegne, avvenuta il 1° marzo 2009 presso il teatro Regina Margherita di Caltanissetta.
La Real Maestranza svolge una parte di primo piano nei riti della Settimana Santa del capoluogo nisseno e come tale non poteva non suscitare un grande interesse da parte mia.
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Il Capitano della Real Maestranza uscente Maestro Angelo Mossuto, della Categoria Calzolai-Pellettieri e Tappezzieri, consegna al Capitano della Real Maestranza entrante Maestro Giuseppe Giordano, della Categoria Fabbri, la fascia tricolare con l'emblema della Repubblica Italiana, la feluca con le mostrine settecentesche e la spada, antico cimelio che si tramanda da più di un secolo da Capitano a Capitano.
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Nella foto, al tavolo della Presidenza sono presenti da sinistra i Sigg.ri : Maestro Angelo Mammana (Vice-Presidente della Categoria Fabbri), Gianni Taibi (Presidente Onorario Real Maestranza Categoria Muratori), Dott. Salvatore Rovello (Presidente Pro-Loco di Caltanissetta).
Spicca il Gonfalone del Comune sostenuto dal delegato del Sindaco Dott. Salvatore Messana.
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Il tavolo della presidenza sul palco del Teatro Regina Margherita.
Da sinistra:
- Maestro Salvatore Diminuco (vice-presidente Associazione Real Maestranza città di Caltanisssetta);
- Dott. Marco Venturi (Presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta);
- Il Sindaco di Caltanissetta Dott. Salvatore Messana;
- il Vice-Presidente della Provincia Regionale di Caltanissetta e Assessore alla Cultura Avv.to Pietro Milano;
- Angelo Mammana;
- Gianni Taibi;
- Salvatore Rovello.
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A destra il tavolo con le cariche capitanali:
- Maestro Giuseppe Giordano (Capitano Real Maestranza);
- Maestro Giovanni Cimino (Scudiero);
- Maestro Michele China (Alfiere Maggiore);
- Maestro Calogero Andolina (Portabandiera);
- Maestro Tommaso Marco Lentini (Alabardiere).
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Commemorazione del compianto Comm. Gran Maestro Cerimoniere della Real Maestranza Giuseppe Ortoleva.
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Prima dell'inizio della manifestazione ufficiale del passaggio di consegne tra le cariche capitanali uscenti ed entranti, è stato proiettato un toccante filmato con le immagini del Gran Maestro Cerimoniere Giuseppe Ortoleva, alla testa della Sua "REAL MAESTRANZA" che ha portato per mano per 55 anni, come un padre accompagna un figlio nelle tappe più importanti della propria vita.
La Vedova Ortoleva Signora Angela Scalzo riceve dal Capitano della Real Maestranza Maestro Giuseppe Giordano una targa alla memoria.
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La signora Angela Scalzo vedova Ortoleva riceve dal Vice-presidente dell'Associazione Unione Muratori Raul Maiorana e dal Segretario Tesoriere Gianluca Taibi un mazzo di rose, quale sentimento di riconoscimento a chi li ha tenuti per mano nella Real Maestranza all'età di 5 anni.
Tutta la Cerimonia è stata coordinata e diretta in maniera impeccabile (come sempre) dall' infaticabile Maestro Cerimoniere Gioacchino Ricotta della Categoria Barbieri, il quale ha assicurato la sua presenza nonostante un grave lutto avesse colpito la sua famiglia.
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All'interno della manifestazione la banda musicale "S. Albicocco" ha intonato l'inno della Real Maestranza e a chiusura l'inno nazionale di Mameli.
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Tutte le foto sono state gentilmente fornite dal fotografo ufficiale della Real Maestranza Sig. Diego Avanzato.
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* Testo di Gianni Taibi.
* Foto di Diego Avanzato - Caltanissetta.

domenica 8 marzo 2009

"Settimana Santa in Andalusia, Sicilia, Puglia" Caltanissetta 6, 7 e 8 Marzo 2009 - Convegno Internazionale sulla Pietà Popolare - 3^ parte

Mostra fotografica sulla Settimana Santa e la Real Maetranza ed esposizione dei Piccoli Gruppi di Caltanissetta.
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Il Convegno Internazionale sulla Settimana Santa in Andalusia, Sicilia e Puglia si è svolto presso la Cripta della Cattedrale di Caltanissetta.
Come corollario al Convegno sono state allestite in due distinte sale, una mostra fotografica sulla Settimana Santa ed una esposizione straordinaria di alcuni dei Piccoli Gruppi Sacri di Caltanissetta, meglio conosciuti come "Varicedde".
Prima di passare alla cronaca dei due giorni del Convegno propongo un reportage fotografico su quanto innanzi detto.
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Mostra fotografica
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La mostra fotografica si è articolata in una parte dedicata alla Real Maestranza di Caltanissetta ...
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... nella quale spiccavano le foto scattate in occasione della visita a Molfetta presso la Chiesa del Purgatorio, per il Settenario dell' Addolorata nel settembre 2008 ...
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... e in un' altra in cui venivano proposte le immagini relative alle processioni della Settimana Santa in Spagna (Siviglia, Malaga, Cordova), in Sicilia (Trapani, Enna e Caltanissetta) e in Puglia (Taranto, Bitonto e Molfetta).
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Esposizione delle "Varicedde"
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Nella sala adiacente l' ingresso nella Cripta della Cattedrale sono state esposte straordinariamente alcuni dei Piccoli Gruppi Sacri, tra i quali la Desolata, della famiglia Cimino Lorenzo ...
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... l' Orazione nell' Orto della famiglia Bruno, condotta in processione dalle famiglie Riggi-Bruccheri ...
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... Gesù inchiodato in croce, della famiglia Cimino Calogero ...
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... la Pietà, della famiglia Lodico ...
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... la Deposizione o "Scinnenza", delle famiglie Michele e Nicola Spena, Presidente della Associazione dei Piccoli Gruppi Sacri e mio carissimo amico, qui sotto tra me ed Andrea Lovascio, Priore dell' Arciconfraternita di Santa Maria del Suffragio di Bitonto e come me relatore al Convegno ...
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... la Traslazione, delle famiglie Venniro Angelo e Fonti Lino.
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* Testo e foto di Franco Stanzione.

mercoledì 4 marzo 2009

Ruvo di Puglia - Riconsegna al culto delle statue del "Cristo Morto" e dell' "Ecce Homo"

Con una solenne Celebrazione Eucaristica tenutasi sabato 28 febbraio alle ore 18,30 nella Chiesa di San Domenico in Ruvo di Puglia alla quale ho personalmente partecipato su invito del Priore, la Confraternita Purificazione-Addolorata ha riconsegnato al culto e alla venerazione le due statue del Cristo Morto e dell'Ecce Homo dopo il loro restauro, ad opera di Valerio Iaccarino e di Giuseppe Zingaro di Andria.
Successivamente alla Celebrazione Eucaristica, Valerio Iaccarino ha tenuto una relazione tecnica con l' ausilio di immagini realizzate prima, durante e dopo i lavori.
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Il restauro delle due statue, che comunque non sono portate in processione, è il frutto della grande opera di recupero delle radici culturali e della identità della Confraternita Purificazione-Addolorata, da parte della attuale Amministrazione, presieduta dal Priore Simone Salvatorelli, mio carissimo amico.
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Mi piace riportare in proposito un piccolo reportage fotografico, da me realizzato in occasione del restauro delle statue dell' Arciconfraternita della Morte, quando presso il laboratorio di restauro di Valerio Iaccarino e Giuseppe Zingaro si trovavano anche le due statue ruvesi dell' Ecce Homo e del Cristo Morto.




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Diciamolo pure: le due statue ruvesi non potevano avere compagnia migliore della Veronica, di S. Pietro e del suo impertinente ed onnipresente galletto, durante la loro permanenza ad Andria!
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Testo e foto di Franco Stanzione.

I Riti della Settimana Santa a Bisceglie - 2^ parte

A cura di Vincenzo Di Leo.
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GIOVEDÌ SANTO
Subito dopo la messa in Coena Domini ha inizio la visita agli Altari della Reposizione comunemente chiamati "Sepolcri". La tradizione vuole che se ne visitino sette come i dolori della Vergine Addolorata o almeno in numero dispari a partire da tre. Sono soprattutto le chiese del centro storico ad essere visitate da una fiumana di gente di ogni età. Davanti alla Concattedrale della città, sede della Confraternita in onore della Vergine Addolorata, e dinanzi alla Chiesa di San Lorenzo, sede dell´Arciconfraternita di San Giuseppe, la fila si fa interminabile.Questi due templi sacri saranno i luoghi dai quali partiranno le due processioni che la mattina del Venerdì Santo "s´incontreranno."
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VENERDÌ SANTO (mattina)
Siamo ormai giunti al giorno nel quale commemoriamo la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, giornata molto intensa per ogni biscegliese.
Dopo aver recitato le lodi mattutine, alle ore 6 circa dalla Concattedrale dedicata a San Pietro, si avvia la processione dell´Addolorata alla quale i biscegliesi sono da secoli molto devoti, tanto da porre l´intera popolazione sotto la sua protezione. La processione in onore della compatrona di settembre differisce molto da quella del Venerdì Santo che si potrebbe definire penitenziale. Per la Settimana Santa la Vergine non indossa il suo abito riccamente ricamato in oro come a settembre, ma un elegante vestito in pura seta nerissima.
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Il corteo processionale è aperto dalla Croce dei Misteri e dallo stendardo dell`Associazione Femminile, seguono le Terziarie dell´Associazione Femminile di Maria SS. Addolorata vestite rigorosamente di nero con il tradizionale velo di merletto nero sul capo e lo scapolare raffigurante la Vergine sul petto. Sgranando il loro rosario si avviano per le strette viuzze del centro storico. Dopodichè è il gonfalone della Confraternita dell´Addolorata ad apparire sul sagrato della splendida chiesa romanica, seguito dai confratelli che scortano la Vergine Addolorata, che in questa occasione viene portata a braccio e non in spalla. La differenza cromatica tra l´abito confraternale e la veste della Vergine titolare del sodalizio è di forte impatto. I confratelli vestono camice e cingolo bianchi con una mozzetta color panna frangiata in oro, colore insolito per una confraternita dedicata alla Vergine dei Sette Dolori. La processione non è seguita dalla banda musicale, dato che si tratta di una processione penitenziale. Il corteo processionale compirà lo stesso pellegrinaggio compiuto da tanti fedeli e cittadini la sera prima. La Madonna visita tutte le parrocchie che incontra sul suo cammino prima di giungere nella centralissima Piazza Vittorio Emanuele II, che si divide nella parte bassa che viene chiamata "Palazzuolo" e la parte superiore che è la Villa Comunale, nei cui pressi si trova il Calvario, in prossimità della Parrocchia di San Lorenzo.
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Già qualche ora prima la gente inizia a confluire davanti alla pedana che viene allestita nei pressi del Calvario, all´altezza dell´imbocco di Via De Gasperi, che sarà il luogo del tradizionale "Incontro".
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Poco dopo le ore 9, dalla vicina Chiesa di San Lorenzo parte la Processione del Cristo Portacroce. Alla sua uscita la banda musicale intona le famosissime note della marcia "Una lagrima sulla tomba di mia madre" meglio conosciuta come "A Vella". In posizione opposta la grandissima folla riesce ad intravedere il settecentesco simulacro dell`Addolorata che si avvicina lentamente. Il vescovo che presiede il rito sulla pedana inizia le letture concernenti il momento che andiamo a vivere: Gesù sotto il peso della croce prima di andare al patibolo incontra un´ultima volta sua madre. L´ottocentesca statua di Gesù carico della Croce si ferma sulla pedana, la banda smette di suonare. Il forte brusio delle migliaia di astanti diventa quasi impercettibile. L´atmosfera si carica di pathos e quando i quattro portatori della Vergine inclinano la statua fino a sfiorare quella del Cristo l´emozione è altissima. È il cosiddetto "Bacio" da parte della madre per il figlio che sta andando sul Golgota.
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L´emozione è altissima, ci si sente un nodo in gola e già le statue si disgiungono per riprendere il loro cammino, sempre separato e senza mai più incontrarsi. In tempi non tanto remoti questo momento era accompagnato dai pianti strazianti delle madri che avevano perso un proprio figlio.
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Oggi molti dei presenti vorrebbero concludere " l´Incontro" con un forte applauso, ma il Vescovo ed il Clero presente riescono a fermare l´iniziativa sul nascere.
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* Testo di Leonardo O. Di Leo.
* Foto di Foto Leo - Bisceglie.

lunedì 2 marzo 2009

I Riti della Settimana Santa a Bisceglie - 1^ parte

A cura di Vincenzo Di Leo.
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Ho avuto recentemente occasione di conoscere personalmente Vincenzo Di Leo, Priore della Confraternita di Maria SS. Addolorata in Bisceglie, il quale mi ha espresso il desiderio di vedere pubblicate su questo sito notizie inerenti la Settimana Santa della sua città, Bisceglie, che dista da Molfetta appena dieci chilometri.
Avevo già da tempo intenzione di pubblicare alcune foto da me scattate agli inizi degli anni '80 durante il famoso "Incontro" del Venerdì Santo mattina ... lo farò più in là, accontentando anche quanti mi hanno sino ad ora più volte chiesto di raccontare qualcosa sui Riti Pasquali di quella cittadina.
Per il momento pubblico in tre parti quanto scritto da Leonardo O. Di Leo, figlio del priore, che ci illustrerà sinteticamente la Settimana Santa Biscegliese.
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Panorama del porto di Bisceglie
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Introduzione
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Oggi sempre più paesi e città diffondono tramite internet informazioni riguardanti i riti quaresimali e le tradizioni legate alla quaresima ed al periodo della settimana santa. Ma sui Riti della Settimana Santa Biscegliese si è sempre scritto poco o troppo poco anche se la cittadina a nord del capoluogo pugliese è palcoscenico di uno dei riti più suggestivi e peculiari della pietà popolare pugliese: L´Incontro del Venerdì Santo.
Nel tardo pomeriggio del Venerdì Santo ha luogo la tradizionale Processione dei Misteri.
Grazie al sito "La mia Settimana Santa" dell´amico dott. Francesco Stanzione, Priore dell´Arciconfraternita della Morte dal Sacco Nero di Molfetta, vogliamo iniziare a far conoscere in tutto il mondo i riti quaresimali che si svolgono a Bisceglie da secoli.
Bisceglie non può vantare un calendario ricco di eventi e processioni legate alla settimana santa dato che le due manifestazioni religiose hanno luogo entrambe il Venerdì Santo lasciando il Sabato Santo al silenzio e alla meditazione sul grande mistero quale è la Passione di Nostro Signore proprio come è scritto nelle Sacre Scritture. Questo fa del Venerdì Santo biscegliese un concentrato di emozioni e suggestioni che rimangono impresse nell´animo di ogni biscegliese ma soprattutto di ogni visitatore. È proprio l´animo biscegliese a rendere la settimana santa meno ricca di tradizioni rispetto alle sue città limitrofe. Non ci è noto che un biscegliese abbia mai scritto una marcia funebre o altro componimento musicale per la "sua" settimana santa e che nessuna massaia abbia da preparare ricette tipiche del periodo che precede la Santa Pasqua. Ma per le strade del centro antico, soprattutto davanti al Convento delle Clarisse in S. Luigi, nei primi giorni della settimana santa si sente un delizioso ed invitante profumo di ciambelle glassate che in dialetto locale vengono chiamate "ciammille ccu scilieppe". In passato si preparavano in casa i tradizionali taralli ai semi di finocchio che con il loro gusto inconfondibile ricordavano a grandi e piccoli che la Pasqua era ormai prossima. Sulla tavola pasquale non può mancare la tipica e colorata "scarciedde" come in altri numerosi comuni della regione.
L´animo biscegliese è già prospettato ai giorni che seguiranno la Resurrezione di Nostro Signore: la scampagnata della Pasquetta qui chiamata "Lunedì del Pantano", le numerose feste religiose e le sagre campestri e cittadine che avranno inizio con la domenica in albis, dell´Ottava di Pasqua, e termineranno a novembre con la Festa in onore di San Trifone. Questo non vuol dire che i biscegliesi non vivano intensamente la settimana santa ma ciò spiegherebbe il numero esiguo di tradizioni legate ai giorni più importanti nella vita di ogni cristiano.
Prima di passare alla descrizione vera e propria voglio ricordare, per dovere di cronaca, che in passato la sera del Giovedì Santo avveniva la Processione di Cristo Morto nella "Culla", una bara di cristallo addobbata con ceri contenuti in portalampade di diversi colori, che in dialetto locale viene chiamata "Catìne". Il corteo processionale sfilava per le strade del centro cittadino a luci spente che le conferiva molta più suggestione rispetto ad oggi. Da parecchi anni questa processione è parte della Processione dei Misteri che si svolge il pomeriggio del Venerdì Santo.
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Nella settimana che precede la Domenica delle Palme, chiamata di Passione, in Concattedrale si svolge il Settenario in onore di Maria SS. Addolorata al quale partecipa sia la confraternita che l´associazione femminile.

* Testo di Leonardo O. Di Leo.

domenica 1 marzo 2009

Santa Maria Salomè nei Vangeli e nella tradizione

a cura del prof. Cosmo Tridente.
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Quest’anno ricorre l’ottavo centenario (1209-2009) del ritrovamento delle sacre spoglie di Santa Maria Salomè nella città di Veroli (Frosinone), che si appresta a celebrare la ricorrenza con particolare solennità. Allo scopo di rendere un devoto omaggio alla Santa, madre degli apostoli Giacomo il maggiore e Giovanni, riporto, qui di seguito, alcune note agiografiche e di credenza popolare.
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Nella sua predicazione itinerante, Gesù è accompagnato dai dodici Apostoli e da alcune donne di cui i Vangeli ci dicono anche i loro nomi. Si tratta di due gruppi di donne. Un primo gruppo comprende: Maria, madre di Giacomo il minore e di Giuseppe; Maria, moglie di Cleofa; Maria Salomè, moglie di Zebedeo e madre di Giacomo il maggiore e di Giovanni l’evangelista. Il secondo gruppo comprende, invece, le donne toccate dalla grazia di Gesù o quelle da lui miracolate: Maria Maddalena, Susanna e Giovanna (moglie di Cusa che era amministratore di Erode Antipa). Queste donne hanno il coraggio di vivere una vita austera come doveva comportare la sequela di Gesù nel suo infaticabile itinerare.
A proposito di Maria di Cleofa, di cui si parlerà in una successiva trattazione, va fatta una precisazione linguistica: Cleofa che sarebbe il fratello di San Giuseppe (e quindi lo zio di Gesù). è la traduzione italiana del nome greco Kleopàs, tradotto anche con “Cleofa”; che corrisponde all’ebraico Alfeo (Halphai). Maria di Cleofa vuol dire dunque Maria moglie di Cleofa o Alfeo. Pertanto non è corretto, nel linguaggio comune, attribuire a questa pia donna un secondo nome: Maria Cleofe. La colpa, diciamo così, va data alla versione latina del Vamgelo, dove si legge Maria Cleophae (Cleophae è il genitivo di Cleopha. intendendo moglie di Cleofa).Data la ricorrenza, in questa sede mi è gradito soffermarmi sulla figura di Santa Maria Salomè la cui statua, plasmata da Giulio Cozzoli nel 1951 (in tale anno l’icona della Madonna dei Martiri fu incoronata con corone d’oro disegnate dallo stesso Cozzoli e cesellate dalla ditta Coppola Gagliardi di Napoli), fu acquistata nel 1953 dall’Amministrazione della Morte presieduta dal signor Giacomo Ragno, con il contributo dell’ex priore Vito Onofrio Binetti, e portata in processione nella Pasqua dello stesso anno, a cura della Confraternita Maria SS. di Loreto. I confratelli di detto sodalizio indossano camice, cappuccio, cingolo con fiocco bianchi e mozzetta nera, sulla mozzetta piastra di metallo riproducente la Madonna di Loreto.
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L’attuale statua (quarta posizione in ordine di uscita dalla chiesa del Purgatorio) sostituì quella precedente dello scultore Ferdinando Demetz di Ortisei, portata a spalla dagli stessi confratelli dal 1928 al 1952.
Sul basamento della statua c’è la seguente epigrafe:
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L’ARCICONFRATERNITA DELLA MORTE
NELL’ A.D. 1953
CON IL PARTICOLARE CONTRIBUTO
DEL SIGNOR BINETTI VITONOFRIO

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Chi era Maria Salomè?
Una fantasiosa leggenda vorrebbe identificare Salomè con la suocera di San Pietro, guarita da Gesù, non nominata nel passo evangelico di Marco (1, 29-31): “E, usciti dalla sinagoga, si recarono subito in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. La suocera di Simone era a letto, con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli”.
Secondo i Vangeli apocrifi (dal greco apokryphos = sottratto alla vista, cioè scritti che non appartengono al canone delle Scritture) era una levatrice ebrea che, accorsa per assistere Maria partoriente, non credeva nel suo parto verginale, per cui volle verificare di persona la condizione imenàica. “Se non pongo il mio dito – è scritto nel Protovangelo di Giacomo (XIX, 1-3) - e non scruto la sua natura non crederò che una vergine abbia dato alla luce”. Ma non appena inserite le dita, la sua mano si staccò e cadde a terra tra atroci dolori. Soltanto pentendosi e toccando il Santo Bambino, l’incredula ebbe di nuovo la sua mano risanata.
Secondo i Vangeli canonici, Maria Salomè era una delle pie donne che ha assistito alla crocifissione, morte e risurrezione di Cristo. Viene menzionata due volte nel Vangelo di Marco con il nome di “Salome” (Marco 15, 40-41 e 16, 1), ma grazie ad un confronto parallelo con il Vangelo di Matteo (27, 55-56) la si può identificare come “la madre dei figli di Zebedeo”. La tradizione la chiamerà, in seguito, “Maria Salomè” (con l’accento).
Maria Salomè era dunque moglie di Zebedeo e madre di due figli: Giacomo il maggiore (da secoli venerato in Spagna nella Basilica di Santiago di Compostela) e Giovanni l’evangelista (il più giovane e il più longevo degli Apostoli, autore del quarto Vangelo e dell’Apocalisse, unico libro profetico del Nuovo Testamento).
Per tale ragione il Cozzoli, nell’iconografia, l’ha configurata come una donna anziana della Galilea, con lo sguardo accorato, il volto contratto in un pianto sommesso, che sorregge tra le mani un‘anfora di oli profumati da servire all’imbalsamazione del corpo di nostro Signore. Infatti, secondo l’usanza ebraica, ai tempi di Gesù, il morto veniva bendato con fasce dopo essere stato cosparso di aromi e avvolto in un lenzuolo per mitigare l’odore della putrefazione a beneficio delle persone che andavano ad effettuare i riti del lutto. I Vangeli narrano l’episodio con qualche variante. Secondo Marco: “passato il sabato, Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù (Marco 16, 1) e lo stesso in Luca (24, 1): “le donne prepararono aromi e oli profumati…il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, si recarono alla tomba portando con sé gli aromi che avevano preparato…” Secondo Giovanni, invece, il compito pietoso fu svolto da due uomini, Giuseppe D’Arimatea e Nicodemo, che: “portò una mistura di mirra e di aloe di circa 100 libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei” (Giov.19, 39-40).
La famiglia di Zebedeo viveva a Batsàida, sulle rive del lago di Tiberiade o Genezaret, detto anche mare di Galilea. Avevano una piccola industria di pesca; loro soci erano anche Simone (che sarà poi chiamato Pietro) ed Andrea suo fratello, entrambi Apostoli. Data l’abbondanza dei pesci nel lago, si presume che la loro attività fosse redditizia; inoltre, avevano anche tempo per assentarsi dal loro lavoro per lunghi periodi di tempo. Infatti si sa che Giovanni l’evangelista andò al fiume Giordano per ascoltare la predicazione del Battista e per vivere con lui come suo discepolo. Sembrerebbe quindi che non fossero una famiglia di modesti pescatori, bensì di piccoli proprietari di un’azienda peschereccia. A partire dal giorno in cui, dietro comando di Gesù, realizzarono la pesca miracolosa, alle parole del Maestro “farò di voi pescatori di uomini”, essi abbandonarono definitivamente la pesca e seguirono Gesù nelle sue peregrinazioni apostoliche, insieme alla loro madre Salomè
Come tutte le madri, Salomè era una donna ambiziosa di onori per i propri figli al punto da chiedere al Maestro la promessa di riservare per loro i primi posti nel regno messianico. Gesù però non promette alcun posto, bensì predice che in seguito sarebbe stato necessario soffrire e lottare per il suo regno ed i due fratelli apostoli dissero che sarebbero stati disposti a tutto. Ecco le testuali parole di Matteo (20,20-23):
“Allora si avvicinò la madre dei figli di Zebedeo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli disse «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Dì che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli soggiunse: «Il mio calice lo berrete; però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio»”. La missione di Cristo sulla terra non era dunque quella di distribuire ricompense agli uomini, ma di soffrire per salvarli. Quel «bere il calice» è una metafora biblica che sta per passione imminente.
La tradizione racconta che Maria Salomè fuggì via mare con i santi Biagio e Demetrio dopo la decapitazione del figlio Giacomo, avvenuta nel 44 d.C., ad opera di Erode Agrippa I.
Ad evitare possibili equivoci mentali, è opportuno spendere qualche parola sulla dinastia erodiana: Erode il Grande è quello citato nei Vangeli per la “strage degli innocenti” e che nell’immaginario collettivo ha assunto la figura della malvagità più efferata. Erode Antipa era figlio di Erode il Grande. A lui si riferiscono due episodi evangelici: la morte di Giovanni Battista (la cui testa fu voluta dalla omonima principessa giudaica, Salomè, figlia di Erodiade, quale compenso per la sua esibizione erotica e passionale di danzatrice) e il suo rifiuto di giudicare Gesù inviatogli da Pilato, donde il detto popolare: “vè da Ròet’à Pelate” (va da Erode a Pilato), nel significato di scaricare su altri una decisione difficile. Erode Agrippa I era figlio di Aristobulus e Berenice e nipote di Erode il Grande. A lui si deve la decapitazione di Giacomo il maggiore e la prigionia di Pietro. Erode Agrippa II fu l’ultimo rappresentante della dinastia erodiana nonché giudice di Paolo di Tarso ( Atti degli Apostoli 25,26).
Ma torniamo al racconto della tradizione. Maria Salomè giunse nel Lazio. La santa, stanca del viaggio, chiese alloggio nella casa di un pagano (poi battezzato con il mone di Mauro), a poca distanza dalla città di Veroli (Frosinone), mentre i suoi compagni di viaggio (Biagio e Demetrio) entrarono in città e furono martirizzati. Salomè rimase nella casa di Mauro dedicandosi alla conversione dei pagani alla fede cristiana, e dopo sei mesi morì. Con riverenza Mauro raccolse le spoglie per la sepoltura, le racchiuse in un’urna di pietra, sulla quale incise le parole: “Haec sunt reliquiae B.Mariae Matris apostolorum Jacobi et Joannis” (Qui sono le reliquie della Beata Maria Madre degli apostoli Giacomo e Giovanni) e la nascose in una grotta. Qualche tempo dopo alcuni pagani trovarono l’urna di pietra e vedendo che conteneva vecchie ossa, gettarono le stesse nella piazza del paese. Un uomo greco, che era riuscito a leggere l’iscrizione sulla cassa, comprendendone l’importanza, decise di salvare il prezioso tesoro e durante la notte si recò in piazza per recuperare le ossa che avvolse in un panno e racchiuse in una nuova urna, nascondendola fuori città presso una rupe. Successivamente un contadino verolano di nome Tommaso, avendo ricevuto in sogno precise indicazioni dalla stessa Maria Salomè circa il luogo ove erano nascoste le sue reliquie, si mise alla ricerca delle stesse e il ritrovamento avvenne il 25 maggio del 1209. Si racconta che mentre il Vescovo del luogo sollevò in aria le ossa per mostrarle alla folla, dalla tibia si vide sgorgare del sangue vivo e tutti gridarono al miracolo. L’urna contenente le reliquie si trova sotto l’altare dell’attuale basilica dedicata alla Santa che fu quindi proclamata patrona di Veroli e viene festeggiata il 25 maggio di ogni anno.
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Giuseppe Cesari (1568 - 1640): tela di S. Maria Salomè con la pisside,

posta nell' abside centrale della omonima Basilica di veroli (FR)

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Quali sono le importanti scoperte in merito alle reliquie?

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Da verifiche effettuate negli anni scorsi da una commissione di specialisti, risulta che il femore presenta un'usura da cui si deduce l'età avanzata della donna. Si presume che l’altezza sia stata di 162-163 cm. L'osso presenta una lesività orizzontale, quasi sicuramente causata da un oggetto bitagliente, larga 17 cm. Si potrebbe pensare ad un colpo inferto all'addome. Altre lesività sono riscontrate sulla costola, causate da un oggetto tagliente, dai margini netti. All'attento esame del cranio, che è quasi integro, (manca però la mandibola) si rilevano contro luce delle lesioni causate probabilmente da un mezzo contundente che hanno provocato una lieve deformazione dello stesso. La parte interna invece presenta una macchia che potrebbe essere sangue, quindi una emorragia causata dal colpo.

La fonte antica non dice nulla della causa della sua morte, ma le scoperte appena pubblicate tendono a suggerire che è morta proprio in seguito ad essere stata picchiata a sangue e probabilmente dopo un'agonia durata mesi.

Prima di concludere, mi sia consentito fare una riflessione. Nella Chiesa il culto delle reliquie è antichissimo, e nasce intorno al sacrificio dei martiri. E’ una pratica che è sempre stata vissuta con equilibrio e chiarezza, senza eccessi né indifferenza. Cosa si onora venerando le reliquie? Evidentemente non la materialità di ciò che vediamo, bensì la persona santa cui si rivolge l’onore. Dunque nella persona santa celebriamo l’opera che Dio ha compiuto in lei. Venerare e onorare i santi attraverso i loro resti mortali significa onorare e mettersi in comunione con la loro persona che è gia pienamente realizzata e in perfetta comunione con Cristo. Amare i santi conduce anche ad amare Cristo fattivamente, prendendo questi nostri fratelli e sorelle che ci hanno preceduto come esempio di vita.
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* Testo del prof. Cosmo Tridente.

* Foto tratte dal web e dall' archivio del dott. Franco Stanzione.